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VITA DA MEDICI MISSIONARI: FRATEL BEPPE GAIDO RACCONTA

Medici e infermieri del Chaaria Mission Hospital Medici Missionari, possono sembrare superuomini: la giornata nel loro Bush Hospital inizia prestissimo, quando ancora la boscaglia attorno risuona dei rumori notturni, la messa, un caffè e poi di volata in sala operatoria, con una lista di interventi che non finisce più. Solitamente è pomeriggio inoltrato quando finiscono di operare, il tempo di mangiare un boccone e poi via con l'ambulatorio. La grande sala di attesa dell'ospedale con le panche in legno è solitamente piena. I problemi gestionali, burocratici e di personale riempiono poi il tempo rimanente della giornata. La cena dovrebbe essere il momento destinato al relax e alla condivisione con i propri compagni, ma non si sa mai... le urgenze... i problemi dell'ultimo momento... Spesso si va avanti sin che ce nè.
A sera inoltrata, rubando tempo al sonno, c'è poi chi si dedica a scrivere le proprie quotidiane esperienze da superuomo, ma si tratta pur sempre di un medico, anche se missionario. Non ce lo dimentichiamo.
Ed ecco cosa ne viene fuori

"Ci sono giorni in cui l’Africa perde un po’ il suo fascino arcaico, e la malattia assume nel mio cuore un carattere offensivo e deprimente. Ci sono momenti in cui il cuore e’ pesante, nella calura del pomeriggio, nell’umidita’ della sala operatoria torrida, nella solitudine che a volte invade il cuore pur essendo circondato da centinaia di persone... e’ in quegli istanti che il mestiere che ho esercitato da molti anni e che tanto mi entusiasma, puo’ diventare opprimente. Quando “la testa” non e’ veramente presente, e vaga schiacciata da tanti problemi che la perseguitano, il contatto con il dolore mi sfinisce: tutti quei corpicini roventi per la febbre, le pance gonfie dei malati di cancro e di quelli con la cirrosi epatica, le gambe consumate dalle piaghe tropicali o rese grottesche dall’elefantiasi, i visi scavati dall’AIDS, le pelli rese completamente “rognose” dalla sifilide, le donne che complicano al parto, i bambini gia’ vecchi a causa della malnutrizione che incartapecorisce la loro pelle e la rende rugosa come quella di un novantenne...tutto diventa duro da tollerare.
Eppure questa e’ la nostra vita! Ma a volte anche la voce di un malato che chiama diventa un suono che non vorrei piu’ sentire e da cui desidererei fuggire lontanissimo. Quando mi sento appiattito dal cattivo umore, la sequenza infinita delle cose da fare diventa noiosa.
Ma devo veramente riscattarmi, perche’ e’ solo li’ che trovo il senso della mia vita, in quel concerto di gesti e vicende che si ripetono all’infinito: un vecchio reso demente dalla insufficienza renale e che devo legare al letto per evitare che scappi o urini sul giaciglio del vicino; un uomo a cui suturo la faccia sfigurata dal machete; un bimbo a cui estraggo un fagiolo che per gioco si era infilato nel naso o nell’orecchio; una giovane donna a cui dobbiamo amputare una gamba a causa di un piede diabetico, o un’altra a cui bisogna fare subito un raschiamento per evitare che muoia dissanguata dopo un aborto... tutti loro fanno parte di me e sono la risposta alla mia ricerca di senso.
Quando il morale e’ sotto i tacchi anche il contatto con l’umanita’ ferita diventa piu’ impegnativo: percepire nell’aria quel sentimento che si prova soltanto a contatto con chi soffre, inalare a pieni polmoni l’odore della loro pelle, del loro sudore, del loro sangue, del loro dolore, della loro speranza, del barlume che a volte si accende negli occhi di un terminale quando la febbre lo lascia per un po’; e poi quell’attimo eterno in cui spesso, come medico, mi ritrovo testimone della vita che si spegne nella pupilla di un agonizzante... sono momenti qualificanti della mia vita, ma anche sfide quotidiane in cui devo dimenticare me stesso ed i miei problemi personali, per fare spazio al dolore degli altri. Credo che la vita del medico missionario sia un continuo svuotamento di se’ per far posto agli altri: ascoltare dal mattino alla sera i problemi e le lamentazioni altrui, senza mai trovare uno che si ricordi che anche tu hai bisogno di essere ascoltato.
In effetti non e’ sempre facile essere all’altezza di questo compito e la tentazione dello scoraggiamento, della ribellione e della fuga sono sempre accovacciate alla porta del mio cuore, soprattutto quando il morale e’ a terra.
Ma so che questi valori sono cosi’ necessari alla mia vita interiore, che non posso rimanere a lungo a crogiolarmi nello sconforto... lo so benissimo, e per esperienza, che sono felice solo quando alla sera posso dire di essere stato completamente mangiato dai malati senza neppure aver avuto un minuto per rimuginare le mie difficolta’ personali, che pur ci sono, ma vengono addolcite dalla donazione, dall’altruismo e dalla promessa di Gesu’ che neppure un bicchiare d’acqua dato per amore sara’ dimenticato.
ciao"
Fr. Beppe

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Ndr. Al Chaaria Mission Hospital, come è facile comprendere dal racconto di fr. Beppe, c'è sempre necessità di medici che prestino la loro opera nelle varie specializzazioni. Per maggiori informazioni e dettagli consultare il blog

http://chaariahospital.blogspot.com/






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