UNA VITA IN TOGO
Padre Innocente Mariconti, missionario è in Togo da 43 anni: «Bisogna sviluppare l’economia africana...Aiutiamo i più poveri o arriveranno qui»
UNA VITA SPESA per gli altri. E non ha ancora finito, anzi la voglia di continuare è ancora forte: quella di convincere il mondo intero, lui piccolo granello di sabbia nel deserto, che per risolvere il problema dell’emigrazione dai Paesi poveri bisogna viverci e lavorarci per renderli meno terribili. Un concetto fatto proprio da padre Innocente Mariconti originario di Torretta, 73 anni e una vita vissuta con il mal d’Africa. Da 43 stagioni padre Innocente è missionario nel continente nero.
PRIMA COME INFERMIERE dei Fatebenefratelli, poi religioso a pieno titolo dopo aver frequentato il seminario maggiore in Benin. Ora è parroco titolare di Aboto (che in dialetto togolese vuol dire «lumaca»), 40 chilometri dalla capitale Lomè, nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù dalla quale dipendono sette stazioni secondarie (villaggi sperduti nella foresta e nella savana).
IN QUESTI GIORNI, ospite di fratelli e sorelle a Lodi per alcune cure, padre Mariconti è di casa alla parrocchia dell'Ausiliatrice: la valigia, però, è già pronta. Nella povera abitazione africana del sacerdote ci sono anche antilopi e gazzelle.
Padre, una faticaccia...
«No. Piuttosto una vita spesa per gli altri, per favorire la loro dignità. Fin da bambino ho sempre sognato di fare il missionario, ero affascinato da Comboni, il fondatore dei comboniani. Mi aggregai al Fatebenefratelli, divenni infermiere e religioso laico con il nome di fratel Giustino, venni trasferito a Roma, alla Farmacia Vaticana, quindi 43 anni fa eccomi in Africa ai confini tra Benin e Ghana, dove ho trascorso vent’anni, prima di venire assegnato alla diocesi di Atapame, in Togo».
Studente nel seminario del Benin, venne ordinato sacerdote nel 1989, quindi otto anni fa la nomina a parroco di Aboto e nei villaggi deve celebrare la messa all'ombra di qualche albero. Ci vuole un bel coraggio.
«Basta crederci: con l'aiuto di tante solidarietà lodigiane di San Gualtero ed Ausiliatrice, ma anche di Guardamiglio, abbiamo costruito dal nulla una scuola primaria frequentata da 200 allievi, una biblioteca, un asilo con 75 bambini, un salone teatrale, un atelier di cucito con 20 ragazze, uno di scultura su legno per giovani, ma anche due pozzi di acqua in aggiunta ai tre già pronti per portare acqua nei nostri villaggi: tutto questo per cercare di risollevare le sorti di quella poverissima gente, altrimenti scappa e viene in Europa».
Che situazione c’è attualmente?
«Le condizioni rimangono disastrose. L’agricoltura è di sussistenza e stremata dalla siccità.
Abbiamo bisogno di aiuti, altrimenti altro che frenare il fenomeno degli extracomunitari: ce ne saranno sempre di più, vite umane che rischiano per cercare condizioni migliori. Chi ci vuole sostenerci può farlo inviandoci i suoi aiuti a BP 31060, Lomè, Wuitì, Togo, a nome di padre Innocente Mariconti».
fonte: ilgiorno.quotidiano.net - Luigi Albertini
20 / 06 / 2008
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