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ULISSE A TERRA FUTURA

Nel corso degli incontri di Terra Futura 2008, la mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, si stanno delineando proposte di riconversione ecologica ed economica, attraverso alleanze e strategie di cambiamento all'interno delle attuali dinamiche socioeconomiche.


«Oggi c’è poca chiarezza di vedute su come implementare lo sviluppo sostenibile - ha affermato Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’Università di Bologna e di Storia del pensiero economico alla Bocconi. È un’illusione pensare di risolvere il problema della insostenibilità del sistema, causata dall’aumento delle disuguaglianze a livello globale, senza affrontare quello complementare della lotta alla povertà. Ed è un’illusione credere di potersi mettere contro il mercato, perché il mercato vince. Bisogna seguire, come Ulisse, la strategia del cavallo di Troia. Bisogna entrare dentro il mercato con strumenti nuovi, per “iniettare” nella logica mercantile quei valori e principi che vanno nella direzione desiderata. Pensiamo all’azionariato critico, di cui in Italia si parla ancora troppo poco, e ad altri strumenti già noti che vanno rafforzati, come ad esempio il commercio equo e solidale».
Come far partire i processi di conversione ecologica ed economica? «Viviamo in un sistema in cui il profitto è il primo motore e il solo obiettivo, e l’economia è considerata “il tutto” e non solo una parte – ha continuato Susan George, presidente del Transnational Institute (Amsterdam) – È ormai chiaro a tutti, però, che la crescita economica non può continuare all’infinito. Le alleanze sono la soluzione, devono coinvolgere tutte le componenti della società: agricoltori, sindacalisti, insegnanti, studenti, artisti, politici, amministratori, imprese, professionisti della salute». Cambiare il modello di sviluppo in senso ecologico non solo risponde al “principio di responsabilità” verso il pianeta e verso il futuro, ma addirittura risulta oggi essere conveniente, per i cittadini come per le imprese. I prodotti “ambientali” possono aprire nuovi mercati e avere un alto valore aggiunto; il settore “ambientale” può offrire spazi di nuova occupazione. È la stessa Unione Europea a spingere in questa direzione di cambiamento, sollecitando politiche concrete in tutti i territori. Perché è nei territori, spesso, che nascono le buone pratiche.
Di fronte alla crisi della finanza globale e dell’attuale modello di sviluppo, i numeri di finanza etica e non profit dimostrano che un’alternativa è possibile hanno affermato i relatori al convegno "Perché la finanza globale ha fallito?" promosso oggi a Terra Futura da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus, CRBM, Counter Bilance. Ogni anno i Paesi ricchi danno ai Paesi poveri 100 miliardi di dollari. Solo la fuga di capitali, cioè i soldi che dal Sud “scappano” e tornano nei forzieri delle banche occidentali sono otto-dieci volte quella cifra.
«Da tempo si chiede l’annullamento del debito, e più soldi per il Sud e per i Paesi poveri – ha affermato Andrea Baranes dell'Osservatorio Finanza: giustissimo, ma se si pensa che c’è un volume di soldi così alto che a causa dei meccanismi della finanza, dei paradisi fiscali e della fuga dei capitali torna al Nord, è evidente come è proprio il sistema che deve cambiare». «A Terra Futura in questa edizione si parla di alleanze – ha continuato -. Fare alleanze significa anche mettere insieme chi si occupa di campagne sui temi finanziari, cioè di critica teorica all’attuale sistema finanziario, con chi lavora concretamente alle soluzioni, ad esempio tramite lo strumento della finanza etica; significa trovare forme di cooperazione tra i due mondi e immaginare insieme percorsi di lavoro futuri».
«È chiaro che per far fronte all’attuale crisi sistemica nei mercati finanziari – ha continuato Antonio Tricarico di Crbm/Social Watch Italia – ci deve essere un forte ripensamento in termini di istituzioni pubbliche nel governare questi mercati, ritornando al controllo dei capitali, ma allo stesso tempo ridistribuendo alcune funzioni a livello nazionale e internazionale, affinché la finanza recuperi una funzione sociale. Se questo non avviene, non solo saremo di fronte ad altre nuove crisi, ma soprattutto l’attuale crisi non arriverà a una soluzione, e potremmo avere degli impatti ancora più gravi sull’economia reale, e innanzitutto sulle persone più povere».
In questo contesto di crisi della finanza, Banca Etica dimostra con i numeri che la finanza etica può essere una risposta efficace, costituendo una delle soluzione concrete per la sostenibilità del sistema economico e del pianeta, “smuovendo” il mercato e aprendo nuovi spazi per l’occupazione. «Secondo “Basilea II”, l’accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche entrato in vigore dall’1 settembre 2007, il terzo settore è considerato a rischio - ha sottolineato Fabio Salviato, presidente Banca Popolare Etica. Banca Etica invece dimostra il contrario, con un tasso di sofferenza che si attesta appena allo 0,05%: un record che nessuna banca del mondo può vantare».
Il 60% delle attività delle banche tradizionali proviene da commissioni, royalties, provvigioni da transazioni finanziarie, mentre solo il 40% dalla raccolta di risparmi per credito. In Banca Etica invece il rapporto si rovescia: arriva addirittura a un 10% contro il 90%, e il 10% viene comunque preso dalle commissioni derivanti da fondi etici. La crisi dei mutui subprime e dei derivati dimostra che il sistema finanziario globale ha fallito, perché invece di creare ricchezza crea povertà: 7 milioni di persone in Italia non hanno accesso al credito e 42 milioni si trovano nella stessa situazione in Europa. «Noi di Banca Etica crediamo che un altro sistema sia giusto e possibile - ha continuato Salviato. Lo dimostrano i 1.500 finanziamenti erogati da Banca Etica lo scorso anno, i 6.000 complessivi degli ultimi 9 anni. E anche i 100 miliardi di euro fatturati dall’economia civile nel suo complesso: il milione di ettari a produzione biologica in Italia per esempio dà lavoro a 150.000 occupati, più del doppio della Fiat. Il mercato ecologico, quello delle nuove energie, il biologico possono creare oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro» - ha concluso.

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