TONY BLAIR E IL VOLONTARIATO
L'ex primo ministro inglese ha recentemente scritto un articolo per il sito philanthropyuk.org dell'organizzazione inglese Association of Charitable Foundations, testimoniando la recente svolta che ha preso la sua vita personale, lo riportiamo intergralmento così come lo ha pubblicato La Repubblica
"Il mio viaggio nella solidarietà, donare quello che ci è stato dato con passione e impegno"
Credo fermamente che poche cose siano più importanti, ai fini della creazione di una società giusta e del benessere di tutti gli uomini che ne fanno parte, di un settore che si occupi con impegno e con intraprendenza della carità.
Quando ero Primo Ministro ho apprezzato da vicino la validità e l´efficienza del settore del volontariato. Noi, come governo, abbiamo fatto del nostro meglio per sostenere il terzo settore e il volontariato o quanto meno di non intralciarne troppo i programmi.
Senza l´intraprendenza di istituti di beneficenza, gruppi di fedeli, imprenditori sociali e centri di volontariato piccoli e grandi, la vita britannica sarebbe sicuramente più povera, meno coesa, meno libera. Infatti, oltre ad aiutare coloro che ne hanno bisogno, questi centri e l´esistenza stessa di un forte settore del volontariato costituiscono un fondamentale strumento di controllo su uno Stato potenzialmente soverchiante.
Da quando ho lasciato il mio incarico, ho goduto della libertà di potermi occupare direttamente e di sviluppare le mie idee in questo ambito e di metterle in pratica.
Prima di tutto ho istituito una fondazione sportiva nel nordest, in segno di ringraziamento per la regione che mi ha sostenuto come Primo ministro. La fondazione elargisce piccole sovvenzioni agli adulti così che possano seguire un corso per diventare allenatori o arbitri per poter concedere ai bambini opportunità più numerose di praticare lo sport. Ho constatato di persona l´incredibile potere che perfino poche decine di sterline (30 o 40) possono avere nel permettere a un adulto di entrare in campo e di spalancare il mondo dello sport a bambini che altrimenti avrebbero potuto non avere mai l´occasione di sperimentarlo.
In un secondo tempo, mi sono occupato del cambiamento del clima, con l´iniziativa "Breaking the Climate Deadlock". Quasi tutti siamo ormai consapevoli che una delle sfide più complesse che il mondo si troverà a dover affrontare è il cambiamento del clima. Se non troveremo una soluzione, milioni di persone ne subiranno le conseguenze e il nostro pianeta sarà irreparabilmente avviato al peggio. Dobbiamo pertanto concentrarci su soluzioni che siano al contempo fattibili e possibili da un punto di vista tecnico e politico. Ecco spiegato in che direzione di lavoro è impegnato il gruppo di esperti che ho messo insieme.
Terzo, sto continuando ad adoperarmi per migliorare la governance in Africa, a partire dal mio coinvolgimento e interesse per quel grande continente che dura da anni. Collaboro con il presidente Kagame del Ruanda per trovare modalità migliori di intervento in seno al governo ruandese e per attirare in quel Paese investimenti da parte di privati. Auspico di poter estendere ben presto tutto ciò a qualche altro Paese africano.
Quarto, ho avviato la Faith Foundation. Un simile impegno filantropico ha premesse religiose: aiutare il prossimo è il presupposto centrale di ogni religione, e sono moltissimi i gruppi di volontariato nati dalla religiosità dei loro membri. Mi rammarico pertanto che la percezione della religione da parte dell´opinione pubblica sia così spesso negativa: vorrei dare il mio contributo affinché le varie confessioni collaborino più strettamente tra loro per il bene comune e trovino il modo di contrastare e ribaltare la fosca immagine che molte persone hanno della religione. Intendo anche incoraggiare in modo incisivo la mutua intesa tra le varie confessioni in questo mondo globalizzato nel quale sempre più persone di religioni diverse convivono fianco a fianco e devono poterlo fare con fiducia, comprensione e rispetto reciproci. Quanti sostenevano che la religione avrebbe perso di importanza al punto da diventare irrilevante si sono visti smentire dalla realtà dei fatti. Se i leader e coloro che devono prendere le decisioni non comprendono il potere della religione, prenderanno molte decisioni sbagliate.
Queste quattro diversissime iniziative di beneficenza nelle quali mi sono impegnato mi hanno indotto a riflettere su alcune questioni comuni a tutte e forse a qualsiasi altra "start-up" del settore del volontariato. Dov´è che ciascuno di noi, con le proprie risorse, le proprie capacità e i propri interessi, riesce a fare la differenza? Per esempio, io mi auguro di poter apportare al lavoro della mia organizzazione maggiore risalto e intuito politico.
Quando si scopre dove è possibile apportare un valore aggiunto, occorre ammettere che tante altre persone con ogni probabilità stanno già facendo qualcosa di buono nello stesso ambito e pertanto è necessario riconoscere che non si sarà colui o colei che trovano l´unica formula giusta.
È opportuno dunque cercare alleanze e sinergie con coloro che già sono impegnati nella beneficenza, e coloro con i quali ci si prefigge di aiutare il prossimo. Qualsiasi cosa uno decida di fare, sono indispensabili passione e impegno: queste qualità infatti generano creatività e attirano altre persone a partecipare a tali iniziative.
Sviluppate una strategia e mettetela in atto, ma siate flessibili e cercate sempre nuove opportunità. Alcuni affermano che scopo di qualsiasi ente di beneficenza è costituire esso stesso un posto di lavoro. Non sono sicuro che sia giusto sempre e comunque. Ci saranno sempre necessità e bisogni nuovi, dunque cercate di essere lungimiranti e di adocchiarli per tempo.
Anche se il lavoro è complesso, mantenete quanto più semplici possibili i vostri obiettivi: ciò massimizzerà il coinvolgimento altrui.
Concludendo, se dovessi mettere a confronto i miei due mondi, quello di prima e quello di adesso, direi che nella filantropia, diversamente dalla politica, nella maggior parte dei casi è davvero possibile dare il benvenuto a coloro che si uniscono alle mie iniziative. In definitiva, infatti, in politica si deve quasi sempre scegliere, con difficoltà, tra se stessi e gli avversari. Nel mondo della beneficenza, invece, benché sia consapevole che ci sono spesso divergenze anche sostanziali sulle modalità da adottare per andare avanti, accade frequentemente e non di rado di accogliere con gioia chiunque voglia dare il proprio contributo a un´impresa comune.
fonte :Repubbilca, traduzione di Anna Bissanti
19 / 06 / 2008
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