IL RICICLO DEL FUTURO: RIUTILIZZARE LA PLASTICA DELLE DISCARICHE
Le discariche come miniere da cui estrarre lamiere, copertoni, pezzi di ferro e di legno, cartoni, plastica. Un'attività da terzo mondo, diffusa nelle megalopoli dell'America Latina e dell'Africa. Qualcuno pensa d'importare l'idea nei paesi ricchi. Solo l'idea, per carità, senza il corredo infernale di bambini che scavano a mani nude nelle montagne di rifiuti. A ottobre a Londra esperti e manager dell'industria dei rifiuti, convinti che l'alto prezzo del petrolio renda interessante l'idea anche sotto il profilo economico, discuteranno di come tirar fuori dalle discariche quel che ci abbiamo messo. La loro attenzione è concentrata, per ora, sulla plastica. Perché nelle discariche ce n'è tantissima, disseppellirla è piuttosto facile, riciclarla è remunerativo. Nella sola Gran Bretagna si stima si possano recuperare dalle discariche 200 milioni di tonnellate di plastica dormiente che, riciclata o trasformata in carburante liquido, varrebbe 60 miliardi di sterline. In un anno il prezzo della plastica ad alta intensità di polietilene è passato da 100 a 200-300 sterline la tonnellata. «Tutta quella plastica se ne sta là sotto a far niente, andiamo a ritroso e ricatturiamola per il futuro», dice Peter Mills, direttore di New Earth Solutions, una società che stocca e ricicla rifiuti.
Secondo l'Ocse, entro il 2030 nel mondo la produzione annuale di rifiuti domestici toccherà i 3 miliardi di tonnellate (raddoppierà rispetto al 2005). In gran parte dei paesi ricchi la metà dei rifiuti domestici finisce in discarica. Nel 2030, sempre secondo l'Ocse, incrementando la raccolta differenziata e il riciclaggio la percentuale scenderà al 40%.
Le vecchie discariche sono uno spaccato storico della società che le ha prodotte. Ad esempio, in Svezia quelle che datano agli anni '60 sono zeppe di materiali di risulta da costruzione, per effetto del boom edilizio. Altre sono ricche di materiali ferrosi (e la fame della Cina di rottami ferrosi resta alta). Altre ancora di plastica. In Europa, Giappone, Cina e India sono stati fatti studi di fattibilità per il recupero dei rifiuti. Lo Stato d'Israele è stato un pioniere nello sfruttare le discariche come risorsa: negli anni '50 ha migliorato la qualità dei terreni agricoli miscelandoli con i rifiuti umidi.
Per tornare alla plastica, stando alla Reuters, nel mondo ci sarebbero solo sei impianti in grado di riciclare il pet delle bottiglie plastica con standard sufficientemente elevati per poterlo riusare nell'impacchettamento degli alimenti. Uno è a Londra, si chiama Closed Loop (Chiudere il cerchio) e ha la capacità di riciclare 35 mila tonnellate di pet all'anno. Chris Dow, dirigente dell'impianto londinese, pur convinto che le discariche sono miniere, considera una priorità assoluta smettere d'usare e di seppellire bottiglie e contenitori di plastica. «La vera tragedia è che stiamo continuando a riempire di plastica le discariche. È un atto vandalico contro l'ambiente».
A Londra i risultati della raccolta differenziata oscillano parecchio da un distretto all'altro. La palma del quartiere più verde spetta a Bexley che ricicla il 40% dei suoi rifiuti domestici. Una volta al mese l'amministrazione comunale organizza incontri e dimostrazioni per convincere le mamme a usare pannolini di stoffa. New York ricicla circa il 30% della spazzatura che produce. Un comportamento virtuoso rispetto alle città della East Coast, ma molto attardato rispetto agli standard californiani. Chiusa nel 2001 la mega discarica di Staten Island, la città di New York, esporta ogni giorno 45 mila tonnellate di rifiuti. In parte viaggiano fino all'Ohio prima di finire in discarica.
fonte: il manifesto.it
27 / 08 / 2008
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