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PORTATO DA UNA COMETA, IL VIAGGIO DELL'ADOZIONE

Venerdì 12 settembre 2008 si è svolta alla Biblioteca Provinciale di Benevento la presentazione del libro Portato da una cometa. Il viaggio dell'adozione (a cura di Silvana Lucariello, Editore Guida, Collana Strumenti e ricerche, pagine 662), promossa dal gruppo di Benevento dell'Associazione Direttori e Dirigenti Distretti Sanitari Campania (ADDIS), con il patrocinio della Provincia di Benevento, dell'Assessorato Provinciale alla Cultura e dell'ASL BN 1. In molti casi per il bambino adottato c'è un trauma delle origini legato alla sua nascita, quindi al momento in cui c'è stato il suo ingresso nel mondo. In questi casi coincidono origine del trauma e trauma delle origini, nel senso che è mancato a questo bambino il sostegno e l'accoglimento di chi lo ha concepito, nonché la tenuta affettiva ed emozionale del contesto di riferimento. In altri casi, invece, il bambino adottato può successivamente sperimentare una situazione traumatica legata a lutti, abbandoni, perdite ed inadeguatezza di cure, che costituiscono le matrici del trauma e connotano di toni sofferti le sue esperienze di vita, connesse pur sempre alle sue origini, cioè al suo esserci traumatico nel mondo.
Perciò la complessità dell'esperienza adottiva non riguarda solo il bambino ma anche la coppia adottiva; si tratta di una complessità che affonda nella storia di ciascuno, nelle carenze e nei lutti sperimentati dai vari personaggi coinvolti nella vicenda, pur con valenze, significati e connotazioni diverse. Più lutti, perdite, impotenze si incontrano in tale esperienza, più tutto ciò determina ed incrementa la complessità.
Attualmente sono migliaia le coppie che attendono un figlio in adozione ed i tempi di attesa sono di alcuni anni; inoltre l'attuale calo delle domande d'adozione potrebbe essere prodotto dalle difficoltà che la maggioranza delle coppie adottive incontra nella soddisfazione del proprio desiderio di " un figlio a tutti i costi" oppure viceversa il prodotto di " una presa di coscienza". Coscienza che la filiazione ed in particolare quella codificata con l'adozione non sia l'unica risposta possibile al desiderio/necessità di stabilire relazioni, di costruire storie, elaborare personalità. Molte delle coppie sterili che una volta avrebbero chiesto di accedere all'adozione oggi come oggi sono in condizioni di poter elaborare la ferita narcisistica prodotta dalla scoperta della propria sterilità e pertanto non necessitano di una procedura di "normalizzazione", ma sono in grado di rapportarsi liberamente secondo modalità che non prevedono in sé alcun processo di falsificazione, ovvero sono in grado di produrre autentiche relazioni d'aiuto, proprio perché in grado di costruire autentici e quindi indissolubili legami. Inoltre lutto ed accoglienza si connettono con l'adozione. Il lutto è una costante della vita. Il primo lutto in assoluto, che tra l'altro resta sostanzialmente inelaborato, è quello della nascita. Violenta e traumatica immissione nel mondo conseguente alla grande inelaborabile perdita del paradiso terrestre che è la condizione intrauterina. Dunque gli esseri umani procedono per successive separazioni, ovvero perdite e quindi lutti. Anche l'uscita da un brefotrofio, nonostante i gravi livelli di privazione, è una condizione di perdita e quindi di lutto. Infatti per sopravvivere - e non solo - gli orfani stabiliscono legami privilegiati con figure per loro significative tra il personale oppure producono a livello fantasmatico mitiche figure genitoriali, che prima o poi verranno a salvarli, legami e figure che sono irrimediabilmente perse con la procedura adottiva. Questa è una separazione e quindi un lutto ed è quello di cui si deve essere consapevoli e coscienti per accogliere felicemente un adottivo. Insomma è necessario che i genitori adottivi tengano conto che ogni acquisizione porta in sé una perdita ed è a quest'ultima che bisogna rivolgere la propria attenzione per strutturare una buona accoglienza, prodromica per strutturare una relazione affettiva autentica. L'adozione sia essa nazionale o internazionale, nella attuale configurazione non è comunque una soluzione soddisfacente ed efficace per garantire una famiglia a minori che non hanno più la famiglia di origine. L'adozione spesso è determinata da inconsapevoli confusioni ovvero è investita da elementi di falsificazione: un figlio adottivo non è mai l'equivalente di un figlio naturale. Inoltre oggi non esistono più i motivi storico sociali che hanno spinto il legislatore a nascondere l'origine del bambino adottato. Oggi è indispensabile che chiunque venga accolto lo sia senza alcuna condizione, nemmeno se queste in ipotesi servono a proteggerlo, perché l'esperienza insegna che si diventa prigionieri delle protezioni attuate. Insomma non è necessario nascondere i dati anagrafici dell'adottato, in quanto è giunto il momento che ciascuno venga accolto per quello che è, con la propria storia e le proprie limitazioni. Comunque esistono nel servizio pubblico percorsi specifici che vengono svolti in base alle richieste dei genitori adottanti e su disposizione del Tribunale per i Minori ed inoltre le coppie, una volta ricevuta l'idoneità all'adozione internazionale, seguono un ulteriore percorso formativo presso gli enti autorizzati. Il servizio pubblico effettua indubbiamente un compito complesso ed impegnativo, in quanto gli itinerari hanno una duplice valenza formativa e sotto certi aspetti valutativa.

fonte: agenziaradicale.com

19 / 09 / 2008

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