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OTTO PAESI AFRICANI A CONVEGNO CON EMERGENCY

L'ong italiana Emergency ha riunito a Venezia, nell'ambito di un workshop sulla sanità, ministri della Salute, parlamentari, funzionari e diplomatici di otto Paesi africani. Sono i Paesi che confinano con il Sudan, dove Emergency ha costruito un ospedale cardiochirurgico di eccellenza che cura centinaia di persone ogni anno. E sono anche i Paesi che all'ospedale Salam di Kahartoum inviano ogni anno decine di pazienti cardiopatici. Il seminario ("Costruire medicina in Africa: principi e strategie") ha offerto l'occasione di tracciare un quadro sulla situazione sanitaria di una vasta regione, dove epidemie, povertà, siccità e soprattutto guerre, mietono ogni anno migliaia di vittime. Durante il workshop sono emerse numerose problematiche: la 'fuga di cervelli', ovvero l'esodo dei medici africani che, una volta specializzatisi, trovano all'estero condizioni di lavoro più remunerative; la predilezione della comunità internazionale per le raccolte fondi destinate a farmaci e terapie, anzichè a strutture e formazione del personale locale; la grande attenzione mediatica destinata a malattie trasmissibili come Hiv, tubercolosi, malaria, a scapito di cancro e malattie cardiovascolari, queste ultime ormai seconda causa di morte nei Paesi africani. Infine, è stato posto l'accento sulla necessità del dialogo e della cooperazione tra governi e agenzie umanitarie per sviluppare politiche incentrate su una salute universale e gratuita, che si fondi su tre pilastri etici: uguaglianza (tutti hanno diritto alle cure mediche), qualità (tutti hanno diritto a cure mediche di alto livello), responsabilità sociale (i governi devono impegnarsi in prima persona a garantire tali cure).

Ministri e delegati di Sudan, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Uganda e Ruanda hanno raccontato a PeaceReporter la situazione della sanità nei rispettivi Paesi.

In chiusura di seminario, il fondatore di Emergency, Gino Strada, ha fatto appello alle responsabilità individuali, delle ong e dei governi nella promozione di una salute come diritto umano fondamentale, esortando a elaborare un memorandum of understanding e un manifesto etico come passo iniziale verso questo obiettivo. Riportiamo la parte finale del suo intervento.

"Il diritto alle cure è un diritto umano fondamentale che appartiene a ogni essere umano, senza alcuna discriminazione. I sistemi sanitari devono esere costruiti obbedendo ad alcuni principi, il primo dei quali è l'uguaglianza. Ogni essere umano ha il diritto a essere curato, senza distinzioni di razza, religione, censo e ceto. Il secondo principio è fornire una sanità di elevata qualità. Non si può promuovere un sistema di salute universale se non si garantisce anche all'Africa un diritto umano pieno, e non parziale, mutilato. Il terzo principio è l'impegno e la responsabilità sociale dei governi. Sembra che la medicina oggi si sia ridotta ad alcune questioni tecniche. Ma ci sono invece importanti problemi etici. Noi, come voi, siamo responsabili della salute di milioni di persone. Ciò che è stato raggiunto e deciso qui è molto importante: prima di tutto, occorre mantenere aperto il dialogo, continuare a comunicare, condividere idee, visioni, programmi. Abbiamo toccato alcune questioni riguardanti la sanità in Africa. Tra queste, come orientare le risorse e i donatori, come costruire sistemi di formazione, come compiere indagini sulla realtà clinica dell'Africa. Milioni di persone soffrono e muoiono a causa di alcune malattie. Il risultato concreto di questo workshop è l'elaborazione di un memorandum of understanding, accanto a un manifesto etico sulla sanità che vogliamo. E' un passo iniziale, ma importante. Con il secondo workshop che organizzeremo tra un anno, ne avremo fatto un altro, di passo. Ciò che è importante è superare quella sensazione di impotenza e frustrazione che a volte contagia gli operatori umanitari perchè non si intravedono cambiamenti. Credo che noi tutti, governi e ong, lavorando insieme, possiamo produrre quei cambiamenti di cui la popolazione africana ha bisogno".
Fonte: Luca Galassi - Peace Reporter








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