NESSUNO TOCCHI CAINO: CONSEGNATO IL PREMIO PER L'ABOLIZIONE DI MORTE - PRESENTATO IL RAPPORTO 2008
Il Premio “L’Abolizionista dell’Anno 2008”, promosso da Nessuno tocchi Caino quale riconoscimento alla personalità che più di ogni altra si è impegnata sul fronte della moratoria delle esecuzioni capitali e dell’abolizione della pena di morte, è conferito quest’anno a Romano Prodi, quale Presidente del Consiglio che il 18 dicembre scorso, a nome del Governo, del Parlamento e del nostro Paese, ha portato al successo la Risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale dell’ONU.
Il Rapporto 2008 sulla pena di morte, curato anche quest’anno da Elisabetta Zamparutti ed edito da Reality Book, contiene i fatti più importanti del 2007 e dei primi sei mesi del 2008, che confermano l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto da oltre dieci anni. Sul terribile podio dei primi tre paesi che nel 2007 hanno compiuto più esecuzioni figurano tre paesi autoritari: Cina, Iran e Arabia Saudita.
Cala il numero dei Paesi che ha deciso di mantenere la pena di morte. Dai 54 paesi del 2005 si passa ai 49 del 2007. Ma il computo finale delle esecuzioni resta in ascesa. Nel 2007, infatti, sono stati uccisi 5.851 condannati a morte a fronte dei 5.635 del 2006 e dei 5.494 del 2005. Questi i dati del Rapporto 2008 «La pena di morte nel mondo», messo a punto da «Nessuno Tocchi Caino» e presentato giovedì a Roma con la partecipazione dell'ex premier Romano Prodi, che riceve il premio «Abolizionista dell'anno», di Marco Pannella e Sergio D'Elia, il vicepresidente del Senato, Emma Bonino, e la deputata radicale e curatrice del documento, Elisabetta Zamparutti. Una fotografia dello «stato dell'arte» per quanto concerne le esecuzioni capitali. «Un'evoluzione positiva verso l'abolizione della pena di morte in atto da oltre dieci anni» dice il Rapporto.
Tuttavia sul terribile podio dei primi tre paesi che nell´anno passato hanno compiuto più esecuzioni figurano tre paesi autoritari: Cina, Iran e Arabia Saudita. L´incremento, spiega il Rapporto, è dovuto soprattutto all'escalation che si è registrata in Iran, dove le esecuzioni sono aumentate di un terzo, e in Arabia Saudita dove sono addirittura quadruplicate. A conti fatti questi due paesi, insieme alla Cina, conquistano il triste primato di «boia» del 2007. Da sola la Repubblica popolare cinese ha effettuato l'85,4% , almeno 5.000, del totale mondiale delle esecuzioni. l'Iran ne ha effettuate almeno 355 nel 2007, tra cui 4 donne e 7 minori, altre 127 sono state contate al 30 giugno 2008. L'Arabia Saudita ha eseguito 166 condanne nel 2007, il quadruplo rispetto alle 39 del 2006, uccidendo almeno 3 minori. Ancora una volta è l'Asia a confermarsi il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Le esecuzioni del 2007 sono state 5.782 nel 2007 contro le 5.492 del 2006.
La buona notizia viene dai nove i Paesi che nel 2007 e nei primi sei mesi del 2008 hanno cambiato status rafforzando la tendenza mondiale verso l'abolizione di diritto o di fatto della pena di morte. Tra i paesi abolizionisti il rapporto indica il Ruanda. Secondo il Kirghistan che dopo anni di moratoria, ha abolito totalmente la pena capitale nel gennaio del 2007. Poi l´Uzbechistan che è passato da mantenitore ad abolizionista e le Isole Cook che da abolizioniste per crimini ordinari sono diventate l´anno scorso totalmente abolizioniste. Quasi lo stesso processo per l´Albania che ha abolito la pena di morte per tutti i reati con la ratifica del 13esimo Protocollo della Convenzione Europea sui Diritti Umani del 1 giugno 2007. Le isole Comore, la Corea del Sud, la Guyana e lo Zambia, invece hanno superato i dieci anni di astinenza dalla pratica della pena di more e per questo il Rapporto li considera abolizionisti di fatto. In Francia e Italia la pena di morte è stata cancellata anche dalla Costituzione nel 2007. Mentre negli Stati Uniti va al New Jersey il primato del primo Stato della federazione americana in 40 anni ad abolire la pena di morte.
Sul fronte opposto, solo due Stati, Afghanistan ed Etiopia, hanno ripreso a praticare la condanna capitale dopo alcuni anni di sospensione, mentre il parlamento del Guatemala ha approvato una legge che pone fine alla moratoria delle esecuzioni capitali in atto dal 2002 e negli Stati Uniti, il South Dakota ha effettuato la prima esecuzione dopo 60 anni di sospensione di fatto.
Sono almeno 12 i minorenni giustiziati nel 2007. Almeno sette in Iran, tre in Arabia Saudita, uno in Pakistan e uno in Yemen. Nel 2006, le esecuzioni di minori erano state almeno otto, di cui sette in Iran e una in Pakistan. Al 1 luglio, almeno tre minori sono stati giustiziati in Iran. Il Rapporto di «Nessuno tocchi Caino» ricorda che applicare la pena di morte a persone con meno di 18 anni al momento del reato è in aperto contrasto con quanto stabilito dal patto internazionale sui diritti civili e politici e dalla convenzione delle nazioni unite sui diritti del fanciullo. Moratoria, si può fare di più togliendo il segreto di Stato.
«Il lavoro duro comincia ora - si legge nel rapporto 2008 - bisogna raddoppiare gli sforzi per evitare che questo successo sia consumato e logorato, per arrivare, attraverso le moratorie, all'abolizione definitiva della pena capitale» dice l´associazione. Il testo presentato alle Nazioni Unita dall´Italia e altri 86 paesi e approvato nel dicembre scorso con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astensioni, infatti, stabilisce per la prima volta il principio fondamentale che la pena di morte attiene alle questioni del rispetto dei diritti umani e il suo superamento ne rappresenta un importante progresso. Ma ora, si tratta di «diffondere nel mondo la risoluzione approvata al palazzo di Vetro, continuare a monitorare la situazione Paese per Paese, organizzare eventi politici, parlamentari e pubblici in Paesi mantenitori perché sia accolta l'indicazione dell'Onu» si legge nel Rapporto. Il Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino si dicono già impegnati in progetti per l'attuazione della moratoria su diversi fronti caldi: l'Africa, che conta il numero più alto di Paesi abolizionisti di fatto e dove negli ultimi due anni sono stati fatti passi significativi verso l'abolizione; le Repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale; il Sud est asiatico. «C´è un punto di sostanza con cui la nuova risoluzione può essere davvero rafforzata, ed è l'abolizione del segreto di Stato sulla pena di morte. Perché molti Paesi, per lo più autoritari, non forniscono statistiche ufficiali sulla sua applicazione, e la mancanza di informazione dell'opinione pubblica al riguardo è anche causa diretta di un maggior numero di esecuzioni» dice «Nessuno tocchi Caino». L'associazione sollecita anche la creazione di un Inviato Speciale del Segretario Generale, che abbia il compito non solo di monitorare la situazione, ma anche di favorire e accelerare i processi interni ai vari Paesi volti a soddisfare la richiesta delle Nazioni Unite di moratoria delle esecuzioni oltre che di una maggiore trasparenza nel sistema della pena capitale. Quello che si sa, infatti, è che non esistono dati ufficiali. Amnesty International denuncia che un numero imprecisato di esecuzioni sarebbero avvenute nel 2007 anche in Egitto, Malesia e Mongolia. E che non risulta vi siano state esecuzioni nel 2007 in Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Nigeria e Uganda, paesi che le avevano effettuate nel 2006, ma questi dati non sono ufficiali.
Anche in Cina di fatto la pena di morte continua ad essere considerata segreto di Stato. Quello che si sa è che nei primi mesi del 2008 sono giunte notizie secondo cui le condanne emesse nel 2007 dai tribunali cinesi sarebbero diminuite fino al 30% rispetto all'anno precedente. Le autorità cinesi hanno giustiziato almeno 5.000 persone, ma avrebbero potuto essere circa 6.000 secondo i calcoli fatti dalla Fondazione Dui Hua. Per la Fondanzione, le Olimpiadi di agosto hanno favorito una riduzione pari a un 25-30% rispetto all'anno precedente.
Grave il bilancio nei paesi a maggioranza musulmana
Nel 2007 sono state almeno 754 le esecuzioni effettuate in 15 paesi a maggioranza musulmana, molte delle quali ordinate da tribunali islamici in base a una stretta interpretazione della Sharia. Nel 2006 erano state 546. I metodi in cui viene applicata la Sharia sono lapidazione, impiccagione, decapitazione e fucilazione. Sono 19, stando al Rapporto, i paesi mantenitori della pena di morte che hanno nei loro ordinamenti giuridici richiami espliciti alla Sharia. Il problema non è il Corano, si sottolinea nello studio, perché non tutti i paesi islamici praticano la pena di morte o fanno del testo sacro il proprio codice penale, civile o la propria Carta fondamentale. Il problema è la traduzione letterale di un testo millenario in norme penali, punizioni e prescrizioni valide per i nostri giorni, operata da regimi fondamentalisti o autoritari al fine di impedire qualsiasi processo democratico. Resta il dato che dei 49 paesi a maggioranza musulmana nel mondo, solo 24 possono essere considerati a vario titolo abolizionisti.
24 / 07 / 2008
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