LORETTA NAPOLEONI SPIEGA IL LATO OSCURO DEL NUOVO ORDINE MONDIALE L'autrice di "Economia canaglia". "Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale", parla in questa intervista della difficile situazione internazionale da un punto di vista economico e politico
Qual è stata la teoria che voleva sviluppare in questo suo saggio, approdando poi al concetto di economia canaglia?
Inizialmente volevo fare una ricerca per capire come arginare il lato oscuro della globalizzazione e quindi in un certo senso trovare delle soluzioni agli aspetti più negativi della globalizzazione.
A mano a mano che ho proseguito nella ricerca mi sono accorta che ero in presenza di un fenomeno non nuovo, ma ricorrente nella storia dell’uomo, appunto l’economia canaglia e che non c’era nulla da fare: non si può arginare questo processo, deve fare il suo corso. È già avvenuto prima, per esempio con la rivoluzione industriale ed è il motore più potente del progresso dell’uomo.
Chi sono e si possono individuare, gli attori, gli artefici dell’economia canaglia?
Per quanto riguarda l’attuale economia canaglia sicuramente gli artefici sono in Occidente e poi c' è stato l'obiettivo raggiunto di abbattere il muro di Berlino, volendo distruggere la minaccia del comunismo, che ha dato il maggiore impulso al processo di globalizzazione. Perciò siamo noi ad aver creato questo processo che, torno a dire, fa parte del progresso dell’uomo, quindi doveva succedere. Nel senso: se volevamo continuare a crescere questo processo doveva essere posto in essere
Lei ha detto “Siamo noi in Occidente”, ma la criminalità non ha un ruolo nel quadro dell’economia canaglia?
La criminalità non ha creato l’economia canaglia, ma è da questa avvantaggiata. È infatti riuscita a sfruttare le opportunità create proprio da questa economia. Però non è stata la criminalità che ha buttato giù il muro di Berlino, al contrario è stata la politica ed è stato anche il desiderio delle popolazione dell’Est di indipendenza e di libertà e quindi di porre fine ai regimi comunisti. In questa situazione, quindi in questa grande trasformazione si è poi inserita la criminalità che è riuscita a crescere e a prosperare.
Nel suo saggio analizza gli effetti dell’economia canaglia. Uno di questi è la corruzione globale. Può spiegarci un po’ meglio il concetto
Tutto si è globalizzato, anche la corruzione. Quella che conoscevamo, che esisteva ai margini dell’economia tradizionale e della finanza, nelle zone grigie, era più diffusa nei Paesi in via di sviluppo che non in quelli sviluppati.
Oggi invece ci troviamo di fronte ad una crescita esponenziale della corruzione.
Ma c’è corruzione e corruzione: in Occidente non parliamo tanto di individui che vengono corrotti con denaro, ma anche di malcostume, di un certo modo di porsi nei confronti del mercato del lavoro che non è ortodosso, possiamo tranquillamente parlare delle raccomandazioni, che sono molto diffuse in Italia per esempio...
Un altro effetto che lei sottolinea è il rapporto perverso che c’è da democrazia e schiavitù. Due concetti che ci sembra impossibile convivano e che invece gli economisti considerano strettamente legati. Come mai? non è un po’ paradossale?
Sicuramente è paradossale e agghiacciante. Eppure non è un fenomeno solamente legato alla transizione attuale, quindi al processo di globalizzazione. Al contrario vediamo che il legame tra democrazia e schiavitù è un concetto che è iniziato ad emergere dopo la seconda guerra mondiale. Nel processo di decolonizzazione i Paesi che conquistavano la libertà e che quindi passavano da un regime colonialista ad uno indipendente, sono proprio quelli dove è aumentata la schiavitù e le persone venivano schiavizzate non dalle potenze occidentali, ma dai loro concittadini. L’impennata della schiavitù è coincisa però con l’abbattimento del muro di Berlino, quando abbiamo visto il passaggio dei Paesi democratici che da 63 sono diventati 118. In quel frangente è cresciuta la schiavitù in molti di questi Paesi fino a raggiungere dei picchi alla fine degli anni ’90 di 27 milioni di persone.
Economia canaglia che produce prodotti canaglia. Quali sono? Ci può fare un percorso rispetto a qualche prodotto particolarmente, appunto, canaglia, la cui storia è oscura e nascosta?
I prodotti canaglia son tantissimi: lo è sicuramente il falso, che va dalla borsa di Gucci fino al farmaco falso. Ma anche alcuni prodotti che noi acquistiamo tranquillamente: il pesce che compriamo, una grossissima quantità del pesce che compriamo (70%) è pescato illegalmente, pescato dai famosi "pirati dei pesci". Anche altre situazioni: compriamo le sottilette Kraft e senza saperlo finanziamo la Philip Morris che è la società produttrice di tabacco più grande del mondo. Perché la Philip Morris ha acquistato dieci anni fa la Kraft, questa e tantissime altre società alimentari.
Quindi andiamo al supermercato e senza saperlo finanziamo l’industria del tabacco ed allo stesso tempo magari siamo contro il fumo.
È questo il problema fondamentale di questa matrice del mercato: il fatto che noi viviamo in questa ragnatela di illusioni economiche finanziarie e politiche, che ci impedisce veramente di capire che cosa consumiamo.
Lei fa anche un ragionamento intorno all’oro, perché ora se ne parla un po’ meno rispetto al petrolio o ai diamanti. Lei fa l’esempio della fede nuziale che possiamo avere e in un certo senso come l’oro sia contaminato...
L’oro è uno dei prodotti contaminati e questo perché oggi abbiamo il prezzo dell’oro ai massimi storici: dall’11 settembre fino ad oggi il prezzo dell’oro si è quadruplicato e quindi la ricerca di nuove miniere e di nuovo oro è costante.
È questo è molto più facile per l’oro del Congo, che non può essere esportato perché il Paese è soggetto alle sanzioni economiche delle Nazioni Unite, proprio perché è un Paese dove c’è la Guerra civile. Viene esportato attraverso l’Uganda, illegalmente,e viene immesso sul mercato come oro dell’Uganda e viene acquistato da società che non controllano la documentazione, perché tutti sanno che quel Paese non è esportatore di oro. Però viene acquistato come oro prodotto qui, finisce per essere usato nelle industrie dei gioielli occidentali e per essere acquistato da noi. Quindi la catenina che compriamo per nostra figlia per la comunione potrebbe essere stata prodotta in Congo da bambini schiavizzati e dai signori della guerra.
C’è un paragrafo molto interessante che lei dedica all’Europa che definisce “La lavanderia del mondo”, come mai?
L’Europa è diventata ormai la lavanderia del mondo e mi riferisco al riciclaggio del denaro sporco dopo l’11 settembre. Con l’introduzione del petrol act negli Stati Uniti è stato bloccato il canale principale di ingresso del denaro sporco negli Usa per essere riciclato. Fino all’11 settembre il dollaro era la moneta più importante di questa attività. Il riciclaggio è stato bloccato da questa legge, la stessa che non è stata introdotta in Europa. Quindi questo flusso di denaro sporco si è spostato in Europa dove l'ingresso dell’euro ha dato la possibilità di spaziare. In più questo ha aperto un nuovo canale di esportazione al narcotraffico colombiano e, oggi come oggi, si consuma più cocaina in Europa che non negli Stati Uniti
Lei nel saggio fa anche questa riflessione molto interessante e spiazzante per quello che noi sappiamo in Occidente: “L’unica forza globale in grado di bloccare gli imprenditori dell’economia canaglia è la finanza islamica”. Ce la può spiegare?
Parlo della finanza islamica perché è il settore della finanza internazionale che cresce più rapidamente al mondo e ha una presenza e una complessità che può essere concorrenziale nei confronti della finanza occidentale. Nello stesso tempo la finanza islamica ha un codice etico che deriva dalla sharia, che è un codice per sua natura anti economia canaglia. Tutti quei settori canaglia che sono cresciuti dalla caduta del muro di Berlino fino ad oggi, sono settori proibiti dalla sharia, parliamo della pornografia, della prostituzione, ma anche dell’industria del fumo e dell’alcol. Quindi abbiamo all’interno di questa finanza un codice, che noi non abbiamo, ma non perché la finanza occidentale non sia etica, perchè nel concetto di stato occidentale il codice etico proveniva dalla politica. Quindi era lo Stato che imponeva un codice etico.
Il problema fondamentale è che la politica ha perso il controllo dell’economia e quindi l’economia si muove liberamente e, non avendo un codice etico autoimposto, diventa un’economia e una finanza canaglia.
Per concludere che cosa può fare la politica occidentale per riarginare questo tipo di economia?
La politica occidentale può fare molto poco perché non esiste una volontà, né una consapevolezza di quello che sta succedendo. Anche il politico manageriale a livello intermedio è intrappolato all’interno di questo sistema di illusioni.
Quindi non credo che ci sia al momento una consapevolezza, ma anche se ci fosse, quello che si può fare è arginare l’effetto negativo di questa economia canaglia, ma non si può certamente fermare, come non potevamo fermare lo sfruttamento industriale del lavoro minorile durante la rivoluzione industriale.
Questo è il prezzo che noi dobbiamo pagare per il progresso e sarà un progresso che sicuramente avvantaggerà molto di più le popolazioni in Oriente, quindi Cina, Islam e molto meno le popolazioni dell’occidente, perché il baricentro del mondo si sposterà da Occidente verso Oriente.
Ma noi cittadini occidentali, noi consumatori, prendendo consapevolezza di questa economia canaglia, nel tempo potremo invertire la tendenza o è un’utopia?
Non credo che invertiremo la tendenza; a lungo termine sicuramente ci sarà un nuovo equilibrio e quindi ci sarà un ritorno alla supremazia della politica sull’economia, però non sarà una politica occidentale. Quella che prenderà il sopravvento sarà una politica orientale, quindi sarà il modello politico prodotto in Cina, molto probabilmente con la cooperazione della finanza islamica, quindi che coinvolgerà anche i paesi islamici, con un modello che noi dovremo accettare. Il nuovo contratto sociale non verrà pensato e stipulato in Europa, ma in Oriente.
fonte: wuz.it
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17 / 10 / 2008
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