LETTERA AD UN CHIRURGO IN PARTENZA PER L'AFRICA 19 / 09 / 2009 - Carissimi amici medici,
inizio questa lettera sottolineando il grande bisogno che abbiamo del vostro preziosissimo aiuto. La vostra opera sara’ tanto piu’ importante quanto piu’ sara’ coordinata ed organizzata in precedenza. Vivendo e lavorando qui, sapremo indicarvi i campi in cui e’ bene investire le vostre potenzialita’ di servizio. Altra cosa importantissima, dal mio punto di vista, e’ il fatto che voi dovreste lavorare con noi, perche’ la vostra azione sara’ tanto piu’ efficace se, alla vostra partenza, noi saremo in grado di continuare con le operazioni che voi ci avete insegnato: pensate a cosa sarebbe Chaaria se il chirurgo che venne la prima volta per i cesarei, avesse lavorato da solo senza volerci insegnare l’arte!
Dovrebbe essere un punto fisso per ogni missione chirurgica a Chaaria: andare via quando noi abbiamo imparato qualcosa di nuovo, che poi possiamo continuare ad offrire alla gente per tutto l’anno. Venire a fare interventi a cuore aperto per 3 settimane, e poi lasciare che queste operazioni non vengano piu’ eseguite per gli altri undici mesi, e’ certamente meno significativo rispetto ad un piano di operazioni forse piu’ semplici, ma rispondenti alle reali necessita’ della nostra gente, e che noi poi possiamo portare avanti da soli.
Ecco perche’ penso che non sia opportuno organizzare dei grossi team chirurgici: e’ meglio che venga un chirurgo solo, in modo che il secondo operatore possa essere sempre il sottoscritto o il dott Ogembo. Nella stessa ottica penserei poco appropriato venire con le proprie strumentiste: abbiamo le nostre giovani infermiere che sono desiderosissime di imparare e che certo verrebbero tagliate fuori se l’ equipe italiana fosse compatta e numerosa.
Tenete anche conto che noi lavoriamo in spazi molto angusti, e che la nostra stanza chirurgica misura 4 metri per 3,5: se siamo in troppi, non ci si gira, e non si respira (tra l’altro al momento il sistema di condizionamento e’ rotto... ed i tempi di riparazione sono normalmente biblici!).
Una parola a parte la spenderei riguardo alla anestesia: e’ certamente una buona cosa se un anestesista coraggioso e disponibile si associa al chirurgo. Questo per varie ragioni.
Il nostro anestesista Jesse e’ una brava persona, ma sostanzialmente sa usare solo la spinale, i blocchi dei vari arti, ed una “generale” costituita da un cocktail di ketamina, propofol (quando disponibile dall’Italia) e petidina. Lui non intuba e, per questa ragione, non usa curarici.
Un anestesista italiano potrebbe invogliarlo ad intubare usando dei curarici a breve durata d’azione e poi potrebbe fargli vedere che si puo’ gestire un paziente curarizzato anche solo usando l’ambu e la bombola dell’ossigeno (che e’ sempre disponibile).
Cio’ ci permetterebbe qualche intervento in piu’: per esempio operazioni sulla tiroide, che sono una necessita’ reale ... o alcuni interventi sull’addome superiore.
Ma l’anestesista deve sapere in anticipo che, non solo non abbiamo il respiratore, ma neppure protossido d’azoto, etere o altri gas.
Al momento non possediamo un monitor, ed il follow up in sala e’ fatto semplicemente con un saturimetro e con le conoscenze cliniche del rianimatore.
Per il follow up dei pazienti operati, normalmente non abbiamo problemi in quanto i nostri infermieri seguono dei protocolli standard. A motivo delle precarie condizioni igieniche in cui ci troviamo, a tutti facciamo antibioticoprofilassi pre e post operatoria.
In casi particolari, come per esempio il follow up dei prostatectomizzati, la collaborazione del chirurgo sara’ molto apprezzata, sia per stabilire quando togliere il lavaggio continuo, sia per avere indicazioni riguardanti il palloncino del catetere ed il drenaggio nel Retzius.
Credo che queste informazioni possano tornare utili a chi pensa di venire ad aiutarci. Da parte nostra vi assicuriamo un ambiente caldo e accogliente, in cui tutti vorranno aiutarvi ed imparare da voi. Altra cosa che vi promettiamo, senza paura di essere smentiti, e’ che a Chaaria non vi annoierete; anzi, anticipatamente vi chiediamo la disponibilta’ ad essere chiamati anche di notte per le tante possibili emergenze.
Fr Beppe
Charia Misson Hospital
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