UNA TRANSIZIONE CHE FA RISPARMIARE ENERGIA
Con il decrescere della disponibilità di petrolio dovremo affrontare una sostanziale scarsità di energia rispetto a quelli che sono i nostri standard attuali. Una delle aree di intervento pratico delle attività di Transizione è quindi quella del risparmio e dell’efficienza energetica.
Suppongo che sia un tema che vi è abbastanza familiare.
Gli interventi che si possono fare all’interno della comunità sono tantissimi e a tantissimi livelli, si va dalla sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle elettroniche ad alta efficienza alla conversione del sistema di illuminazione pubblica da convenzionale a tecnologia led. Dalla coibentazione delle abitazioni, all’installazione di pannelli solari, fotovoltaici, generatori eolici, microturbine nei corsi d’acqua, ecc.
Gli obiettivi sono sostanzialmente due: vivere confortevolmente consumando decisamente meno energia
produrre la maggior parte dell’energia necessaria alla comunità in modo sostenibile e in loco (riduzione della dipendenza e aumento della resilienza)
Le due cose sono strettamente correlate perché allo stato attuale delle tecnologie disponibili, non è possibile sostituire il petrolio e le fonti fossili con fonti rinnovabili se non riducendo contemporaneamente il nostro fabbisogno energetico È ancora una volta una questione di numeri, se non si fanno le due cose contemporaneamente i conti non possono tornare.
Un problema culturale
Ma è anche e profondamente una questione culturale. La grandissima disponibilità di energia che ha caratterizzato questa fase dell’evoluzione umana (diciamo gli ultimi 100 anni) ci ha fortemente viziati e condotto a fare scelte piuttosto inefficienti.
Cosa facciamo di tutta questa ricchezza energetica? In gran parte la sprechiamo.
Vi faccio solo un esempio piccolo, piccolo. In inverno noi scaldiamo le nostre case utilizzando molta energia, poi all’interno della casa riscaldata mettiamo un frigorifero che consuma energia per raffreddare l’aria che abbiamo appena riscaldata. È un processo abbastanza demenziale, concepibile solo in una situazione in cui si disponga di tantissima energia a bassissimo prezzo.
Passare a un sistema più efficiente non comporta in realtà una perdita di comfort o un passo indietro, ma solo un salto culturale nel modo in cui progettiamo le cose.
Oggi è possibile costruire a abitazioni assolutamente confortevoli che non necessitano di impianto di riscaldamento e che oltre ad essere totalmente autonome sul fronte energetico possono addirittura cedere l’energia in eccesso ad altri utilizzatori. Chiaramente questi obiettivi si possono raggiungere solo su edifici nuovi.
Per tutte le altre situazioni si devono prevedere altri tipi di intervento. Ecco perché nelle città di Transizione si forma quasi sempre un gruppo che si dedica a studiare le soluzioni e a metterle in pratica. Si formano gruppi d’acquisto per gli impianti del solare termico, si fanno corsi di autocostruzione e installazione, si possono coinvolgere le banche per creare piani di finanziamento collettivi vantaggiosi, creare parchi solari o eolici collettivi o cooperativi, ecc.
Ogni comunità deve trovare le sue soluzioni
Come in tutte le cose della Transizione non esiste una formula magica, è la creatività della comunità che deve produrre le soluzioni più adatte. Esistono oggi tantissime possibilità per ricavare energia dall’ambiente che ci circonda valorizzando le risorse disponibili in modo sostenibile.
C’è da dire che in questo siamo anche più avvantaggiati rispetto alle città inglesi. Noi abbiamo tantissimo sole da sfruttare, loro no.
A Monteveglio (Bo), la mia città, abbiamo un parco naturale e il suo grande bosco: potremmo forse pensare a una piccola centrale che produca energia con la biomassa di scarto prodotta dalla manutenzione del bosco e delle attività agricole? È un’ipotesi da analizzare.
La via è comunque quella indicata dalla Permacultura. Imitare la saggezza dei processi naturali che generalmente presentano un livello di efficienza intrinseca tale da ridicolizzare la maggior parte di quelli utilizzati dall’uomo.
Non fate l’errore di pensare che questo sia un atteggiamento new-age. Si tratta in realtà del fronte più avanzato della ricerca scientifica. È di pochi giorni fa la notizia che finalmente siamo riusciti a riprodurre in laboratorio qualcosa di simile alla fotosintesi clorofilliana.
Tanto per capirci, un singnolo cervello umano possiede e mantiene attive 2 volte più connessioni dell’intero sistema di Information Technology mondiale. Solo che l’IT mondiale consuma oggi il 5% dell’elettricità prodotta sul pianeta, un cervello umano circa 20 watt*. Capite l’allucinante differenza sul fronte dell’efficienza energetica?
È questo tipo di obiettivi che dobbiamo raggiungere nella nostra crescita tecnologica, ma ci vorrà tempo.
Mentre progrediamo avremo bisogno di organizzare la nostra vita ad un livello energetico molto inferiore, quindi la Transizione si rimbocca le maniche e provvede utilizzando la tecnologia disponibile e il buon senso.
Nel fare tutto questo accade inoltre che si interrompono i circuiti viziosi che portano all’emissione dei gas serra e di tantissime sostanze inquinanti, contribuendo fattivamente a combattere il cambiamento climatico e migliorando le condizioni di salute all’interno della comunità.
Uno degli obiettivi principali del processo di Transizione è la stesura di un vero e proprio piano coordinato e armonico di discesa del fabbisogno energetico della comunità stessa.
da; http://ioelatransizione.wordpress.com/
03 / 09 / 2008
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