ITALIANI: MOLTO BENE NEL SOCIALE E NEL VOLONTARIATO E' stato presentato oggi presso la sede del Cnel in una conferenza stampa-dibattito il I Rapporto CNEL/ISTAT sull'economia sociale – Dimensioni e caratteristiche strutturali delle istituzioni nonprofit in Italia. Dopo una premessa del presidente del Cnel prof. Antonio Marzano e del presidente dell'Istat prof. Luigi Buggeri, ne hanno discusso il cons. Edoardo Patriarca, coordinatore del Gruppo di lavoro economia sociale del Cnel, il prof. Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per le Onlus, il cons. Gian Paolo Gualaccini, componente del Comitato di Presidenza del Cnel. Il Rapporto ha inteso valorizzare un settore peculiare dell'attuale realtà socio-economica nella quale confluiscono una miriade di soggetti che, con forme e modalità diverse, sono impegnati nell'economia sociale. Si tratta di quei soggetti che, nelle analisi scientifiche e talvolta nel linguaggio comune, vengono indicati con espressioni quali "unità del Terzo settore" o "istituzioni nonprofit". Con questi termini ci si riferisce ad enti tra loro diversissimi come le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, le organizzazioni non governative, le fondazioni – bancarie e non – associazioni di vario tipo – sportive, culturali, ambientaliste. Elemento di novità e significativo valore aggiunto del Rapporto è stato quello di censire e raccogliere in un unico volume i principali risultati della produzione statistica ufficiale sul settore nonprofit. Va evidenziato che il Rapporto contiene dati ufficiali Istat fino al 2007, anno che rappresenta l'inizio della collaborazione con il Cnel. La base di partenza è l'analisi dei dati del primo censimento delle istituzioni nonprofit riferito al 1999, con il quale allora si poneva in luce il peso tutt'altro che marginale delle istituzioni nonprofit nel nostro Paese - circa 220 mila unità, tra associazioni, fondazioni, cooperative sociali ed enti religiosi, che impiegavano più di 500 mila dipendenti e più di 3 milioni di volontari che svolgevano attività nei campi più svariati – per poi concentrarsi su settori specifici del mondo del nonprofit. Vengono poi trattate le organizzazioni di volontariato (21 mila unità alla fine del 2003) caratterizzate da una consistente dinamica evolutiva sia in termini di numerosità che di varietà delle attività svolte. Esempio di tale evoluzione sono i profili dei servizi forniti: accanto a quelli di più classica valenza socio-sanitaria e assistenziale, si affiancano servizi più innovativi di promozione e sensibilizzazione verso temi sociali e ambientali. Si passa, quindi, alle cooperative sociali (alla fine del 2005, più di 7 mila), meno dinamiche delle organizzazioni di volontariato sul fronte del numero, ma ugualmente vivaci sulla differenziazione dell'offerta e sulla capacità di rispondere, adottando il modello mutualistico e utilizzando in prevalenza personale retribuito, ai bisogni di utenti socialmente esclusi o, più in generale, potenzialmente a rischio di esclusione sociale. Dal modello mutualistico si giunge a quello filantropico, con le fondazioni (quasi 5 mila unità rilevate alla fine del 2005) che, anche in Italia, soprattutto grazie al processo di privatizzazione di alcuni enti del settore pubblico, iniziano ad affermarsi quali soggetti non solo finanziatori ma anche erogatori di servizi alla cittadinanza. Il Rapporto si conclude con l'analisi aggiornata ai dati più recenti di due tipologie di soggetti, organizzazioni non governative e associazioni di promozione sociale nazionali, che pur presentando numeri limitati (239 organizzazioni non governative e 141 associazioni di promozione sociale nazionali alla fine del 2007) si distinguono per il loro peso in termini economici e di coinvolgimento sociale.
Il rapporto completo e consultabile qui
fonte: cnel.it
30 / 09 / 2008
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