Biografia e video intervista di Gino Strada. E' nato a Sesto San Giovanni (Mi) il 21 aprile 1948. Laureatosi all'Università Statale di Milano in medicina nel 1978 e successivamente specializzato in chirurgia d’urgenza, durante gli anni della contestazione fu uno degli attivisti del Movimento Studentesco.
UN INTERVISTA STORICA DELLE IENE A GINO STRADA
Dopo aver fatto pratica nel campo del trapianto di cuore fino al 1988, si è indirizzato verso la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra. Nel periodo 1989-1994 ha lavorato con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto in Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia-Erzegovina. Questa esperienza sul campo ha motivato Strada ed un gruppo di colleghi a fondare Emergency, un'associazione umanitaria internazionale per la riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo, che dalla sua fondazione nel 1994 alla fine del 2006 ha assistito più di 2.500.000 pazienti.
LIBRI:
Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra, 2000
Buskashì. Storia di un viaggio dentro la guerra, 2002
Zinn Howard, Strada Gino Just war, 2005
Dalla postfazione di "Pappagalli verdi"
Quando uscì Pappagalli Verdi, all’inizio del 1999, vivevamo in un mondo diverso. Anche le guerre erano, per certi aspetti, diverse. Le avevo conosciute, in oltre dieci anni di lavoro tra i conflitti, come orribili e vigliacche, come macelli senza senso. In Medio Oriente e in Asia, in Africa e in America latina si continuava a morire per ragioni diverse. In alcuni casi si chiamavano guerre di indipendenza, in altri guerre sante o guerre di liberazione, e tante altre cose ancora.
Molti di noi pensavano che in fondo, in ogni guerra, ci fossero grandi interessi economici, una voglia di danaro e di potere che le ragioni “ufficiali” dei conflitti non riuscivano a nascondere del tutto. Così riuscivamo a identificare alcuni degli ingredienti di un conflitto, a volte perfino a decifrare chi stava soffiando sul fuoco per trarre dalla guerra enormi vantaggi.
Avevamo anche la certezza che le molte decine di conflitti che si combattevano nel pianeta si traducessero poi, tutte, in un grande massacro di civili. Ci derivava da una osservazione giornaliera, continuativa: le vittime che finivano sui tavoli operatori dei vari ospedali di Emergency avevano facce inequivocabili.
Una conferma ci era venuta sfogliando registri operatori e migliaia di cartelle cliniche, per definire una specie di identikit delle vittime, per individuare quanti possibili combattenti avevamo operato.
La percentuale di "persone armate" che restavano ferite o mutilate in ogni conflitto non arrivava, in nessun caso, al dieci percento. Dati certi, con margini di errore statistico davvero irrilevanti: nove volte su dieci, in ogni guerra, era chi non portava armi a esserne colpito. Il 34 per cento delle vittime erano bambini sotto i quattordici anni: una vittima su tre un bambino. Ogni 3 pallottole a segno la vita di un bambino che se ne va? Così si è radicata ancora di più in Emergency la convinzione che le guerre fossero semplicemente una cosa rivoltante.
fonte:
it.wikipedia.org
emergency.it
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