Socialidarity.org - di Pierluigi Rizzini
martedì 6 febbraio 09 - 04:11
Per la pubblicità su questo sito | CANALE DEL NETWORK DA 8 MESI   

  Canali Network: Roma | Milano | Napoli | Torino | Salerno | Sicilia | Sardegna | Sport | Cinema | Spettacolo | Politica | Economia | Società | Cultura | Viaggi | Shopping | Promozioni
  HOME | Socialweb tv | Lavoro | Eventi | Infanzia | Fundraising Email | socialidarity di Pierluigi Rizzini
  Chi è Pierluigi Rizzini



Iscriviti alla newsletter

Pubblica il tuo banner
a soli 49 euro +iva

20 mila visualizzazioni
del banner in 365 giorni
con Sponsor Year


 

 

 

segnala il tuo sito web gratis | aggiungi ai preferiti | fai di questo sito la tua home page  

GENITORI ADOTTIVI: QUANDO LA SALUTE DISCRIMINA

La malattia di cui si parla è la sclerosi multipla, ma i temi trattati possono interessare tante altre persone con disabilità: si può diventare genitori adottivi se nella coppia uno dei partner è affetto da una grave malattia invalidante? Sì: la malattia non può essere motivo di discriminazione. Ma un figlio non è un «diritto». E restano molte barriere, culturali e di fatto. Ecco perché, e cosa si può fare Impossibile? No. Molto difficile? Sì, senza dubbio. Ci sono rari casi di coppie, nelle quali uno dei due partner è affetto da sclerosi multipla**, che nonostante questo sono riuscite ad adottare un bambino e coronare il legittimo sogno di diventare genitori. Perché, diciamolo subito, la malattia non può essere ostacolo o motivo di discriminazione: né riguardo alle adozioni nazionali, né riguardo a quelle internazionali.
Nulla del genere è previsto infatti dalle principali normative italiane in materia: la Legge 149/01, che regola le adozioni di minori italiani e la 476/98, che ratifica la Convenzione Internazionale dell'Aja sulle adozioni di bambini stranieri. Detto questo, però, il cammino è arduo e il sentiero molto stretto. Per tutti, non solo per le persone con sclerosi multipla, esistono diverse barriere «di fatto» sulla strada dell'adozione.
E anche giustamente, a volte, considerando il punto di vista della massima tutela del minore. Lo abbiamo constatato nel corso di questa inchiesta, che nasce da alcune richieste di approfondimento sul tema arrivate al Numero Verde dell'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla). Interpellando i diversi «attori» in gioco, soprattutto nel caso di un'adozione internazionale (Tribunali per i Minorenni, servizi territoriali degli Enti Locali, enti «mediatori» nei confronti dei Paesi stranieri, autorizzati dalla CAI - Commissione Adozioni Internazionali della Presidenza del Consiglio), emergono con chiarezza alcuni punti chiave:

1. L’adozione non sancisce il diritto di una coppia ad avere un figlio, ma innanzitutto il diritto di ogni bambino in difficoltà a trovare una famiglia che lo accolga. Tanto che non si presenta, tecnicamente, una «domanda di adozione», ma si può solo esprimere una «disponibilità ad adottare».
2. I Paesi stranieri in generale, anche quelli del cosiddetto «Sud del mondo», stanno diventando via via molto più esigenti e restrittivi nei requisiti richiesti agli aspiranti genitori. Gli enti autorizzati lo confermano: meglio non illudersi che esistano «isole felici» e Paesi più «tolleranti», dove è più facile adottare legalmente un bambino. Ogni caso fa storia a sé.
3. Per una coppia nella quale uno dei coniugi abbia la sclerosi multipla, ottenere l'idoneità all’adozione è possibile. Il giudizio di idoneità emesso dal Tribunale dei Minori - necessario se si vuole adottare un bambino all’estero - tiene conto di molteplici fattori: lo stato di salute della coppia viene certo tenuto in considerazione (così come l'età, le condizioni economiche e altri criteri), ma la presenza della malattia non preclude di per sé l'adozione. Anche perché oggi, grazie ai progressi della ricerca scientifica e delle terapie, accade più spesso che una malattia come la sclerosi multipla sia «sotto controllo» e non comporti una situazione di disabilità tale da rendere una persona inadeguata in pratica ad essere genitore.

«In genere - fa notare Antonella Borgese, assistente sociale del Numero Verde AISM - viene richiesto ad entrambi i coniugi un certificato di sana e robusta costituzione, che purtroppo non può essere rilasciato a persone con sclerosi multipla. Al suo posto, però, si può provare a presentare al giudice un certificato del neurologo curante che attesti un esito benigno della malattia, tale da far supporre un buono stato di salute e una buona qualità di vita per il futuro prossimo».
4. Anche una volta ottenuta l’idoneità, però, la meta resta ancora lontana. In Italia sono molto pochi, rispetto al gran numero di richieste, i bambini che possono essere adottati. La proporzione, è stato calcolato, è di un minore «disponibile» ogni 15 domande di coppie. Se si va all’estero, poi, si procede attraverso la mediazione di uno dei 72 enti e associazioni autorizzati dalla Commissione Adozioni Internazionali, che operano in 84 Paesi di tutto il mondo: bisogna confrontarsi con una gran varietà di legislazioni, di requisiti e certificati richiesti ai futuri genitori, a tutela di minori che spesso hanno già molto sofferto, nella loro breve vita, e hanno bisogno di padri e madri adottive che dimostrino di potersi fare carico del loro benessere e del loro inserimento in un nuovo contesto del tutto diverso da quello di provenienza.

«Si parte dall’interesse del minore - riassume Maurizio Millo, magistrato di lunga esperienza, oggi presidente del Tribunale dei Minorenni dell’Emilia Romagna - e nelle nostre valutazioni le esigenze del bambino sono sempre in primo piano. Non esiste, non dimentichiamolo, un "diritto" ad adottare un figlio. Se nella coppia lui o lei sono affetti da sclerosi multipla? La malattia non è di per sé criterio di esclusione dall’idoneità. Ma certo, noi tendiamo a pensare che sia interesse del minore avere genitori adottivi mediamente in buona salute. Anche se, ovviamente, non si può ipotecare il futuro. Ma il vero problema è un altro: la grande massa di persone che chiedono di poter adottare. Solo in Emilia Romagna, in questo momento, abbiamo 2.500 coppie disponibili e già dichiarate idonee. Ultimamente le domande sono circa 700 all’anno, e restano valide per tre anni. In questa situazione, di fatto, diventa assai improbabile per una coppia con sclerosi multipla portare a compimento con successo un’adozione».
Di fronte ad un’ampia opportunità di scelta, insomma, si tendono a privilegiare le coppie che presentano il minor numero di problemi possibile.

«Se le domande fossero poche - suggerisce il giudice - sarebbe in teoria più facile per il Tribunale appellarsi ad altre risorse oltre alla salute: risorse che comunque valgono in assoluto, quali le capacità educative e intellettuali dei genitori, la solidità dell’ambiente familiare e così via».
Questo in Italia: e all'estero? «I Paesi stranieri - sottolinea Millo - tendono nella maggioranza dei casi ad essere molto più rigidi di noi». Un’impressione, questa, confermata dalle associazioni accreditate che operano sul campo.
Le adozioni internazionali da parte di coppie italiane sono in forte aumento: da 346 nel 2000, sono passate alla cifra record di 3.420 bambini stranieri che hanno trovato casa in Italia nel 2007. Ma questo non significa che adottare all'estero sia diventato «facile». Né che alcune nazioni abbiano la "manica più larga", per così dire, in materia di concessione di adozioni.


Dall'Ai.Bi. (Amici dei Bambini), organizzazione che opera in più di venti Paesi dal Centro al Sud America, dal Nordafrica all’Asia all’est Europa, ci fanno sapere che «quasi tutti richiedono certificati di idoneità fisica all'adozione, e negli ultimi anni sono diventati più esigenti nella tutela dei minori».
Un ostacolo pratico, poi, è che a un certo punto del percorso gli aspiranti genitori devono trascorrere un periodo all’estero - in media 45 giorni, dicono all’Ai.Bi. - per incontrare il bambino da adottare: ma per entrare in molti Paesi sono obbligatorie vaccinazioni che, nel caso di persone con sclerosi multipla, potrebbero essere incompatibili con le terapie farmacologiche in corso.
Per saperne di più, su questo aspetto, si può consultare - oltre al proprio medico - anche il sito www.viaggiaresicuri.it, un servizio on line fornito dal Ministero degli Esteri che illustra la situazione sanitaria, le vaccinazioni consigliate e quelle d’obbligo in ogni Paese del mondo.

Un altro problema sottolineato dall'Ai.Bi. è la differenza di cultura medica, di approccio alla disabilità e di «percezione dello stato di salute» che si registra in molti Paesi del Sud del mondo.
In Paesi dove le terapie sono meno avanzate, e dove non c’è l’opera capillare di sensibilizzazione di associazioni come l’AISM in Italia, è più facile pensare alla sclerosi multipla come ad una malattia invalidante e degenerativa «senza scampo», e su questo presupposto negare l’adozione di un figlio.
Oggi sappiamo che non è così: in molti casi, infatti, grazie a diagnosi tempestive e ai passi avanti della ricerca scientifica, si può vivere con la sclerosi multipla e mantenere buone prospettive e qualità di vita. Ma occorre fare un importante lavoro «culturale» per trasmettere questa consapevolezza in Africa, nel Sudest asiatico, in molti dei Paesi di provenienza dei bambini da adottare.

Su quest'ultimo tema l’AISM ha ottenuto un primo risultato, interpellando la Commissione Adozioni Internazionali, che si è presa un impegno: far sapere ai Paesi stranieri che la sclerosi multipla non significa necessariamente impossibilità di farsi carico di un minore.
A scrivere all'associazione è stata Daniela Bacchetta, vicepresidente della CAI: «Salvo il legittimo diritto di quegli ordinamenti di imporre requisiti più rigorosi, ritengo importante sensibilizzare le autorità straniere sull’argomento che l’AISM ha esposto, e mi impegno ad illustrarlo in occasione degli incontri che avranno luogo».
I «precedenti», del resto, non mancano. La stessa Ai.Bi. segnala il recente caso di un'adozione realizzata con successo in Cambogia da parte di una coppia italiana dove un coniuge è affetto da sclerosi multipla: questo anche se le adozioni internazionali concesse dal governo cambogiano sono calate, nel 2007, del 15% rispetto all’anno precedente.

E un altro ente autorizzato, il CIFA, ci racconta un ulteriore caso andato a buon fine: una coppia in cui il marito ha la sclerosi multipla ha potuto comunque adottare un bambino in Etiopia, presentando alle autorità locali una certificazione medica specialistica.
È stato necessario, nella fattispecie, attestare che la malattia, grazie alle terapie in atto, è in uno stadio stabile e che l’aspettativa di vita dell’uomo è da ritenersi simile a quella di una persona non colpita da sclerosi multipla. Ma c’è di più: con l’assenso della Commissione Adozioni Internazionali, in questo caso il padre adottivo ha potuto evitare la trasferta in loco. Infatti, in Etiopia, per il periodo necessario ad incontrare il bambino, è andata solo la moglie, evitando così al partner le possibili complicazioni di salute legate alle vaccinazioni.
«In linea generale - dice Michela Bacci, operatrice del CIFA - l’importante è poter certificare che la sclerosi multipla non ha comportato una situazione di disabilità tale da rendere la persona inadeguata al ruolo di genitore».
In Brasile, segnala ancora il CIFA, è stata portata a termine con successo l’adozione di un bambino da parte di una coppia italiana in cui uno dei partner era paraplegico. Come dicevamo all’inizio: la disabilità, di per sé, non può essere motivo di discriminazione.
Niente illusioni, in conclusione: adottare un figlio, per una persona con sclerosi multipla, resta un'"avventura" molto difficile. Ma non impossibile.

fonte: superando.it


02 / 09 / 2008

diventa amico di questo sito su Facebook
conoscerai gli autori del network e gli altri lettori


Scrivi la tua opinione sull'argomento
le tue opinioni saranno pubblicate nello spazio Forum


Il tuo nome

(facoltativo)





Voci correlate

 
 

INFANZIA

Altre news
sugli argomenti









Iscriviti alla newsletter

Se vuoi seguire le novità e gli aggiornamenti di questo sito, iscriviti alla nostra newsletter. Ti potrai cancellare dal servizio in qualsiasi momento.

scrivi la tua email

 

Pubblica il tuo banner a soli 49 euro +iva


socialidarity

SOCIALIDARITY - SOCIAL WEB TV-

LENNON E IL NOTEBOOK SOLARE

SMARRITI NEL SUPERMERCATO

LA NON-VIOLENZA DI GANDHI

GANDHI: L'UTOPIA REALIZZATA

GANDHI E LA STORIA

IL DISCORSO DI GANDHI

QUESTIONI DI PELLE


Altri articoli
su argomenti simili
04/01/2009
ADOZIONI INTERNAZIONALI, PER IL 2009 CI SONO BUONE PROSPETTIVE

03/12/2008
FIGLI ADOTTIVI : IL 95% SI SENTE ITALIANO

15/11/2008
PRESENTATO IL RAPPORTO SULLO STATO DEL VOLONTARIATO PER L´INFANZIA IN TOSCANA

02/11/2008
STOP ALLA VIOLENZA SUI BAMBINI - UN SMS CONTRO LA TORTURA

28/10/2008
ADOZIONI INTERNAZIONALI: UN FIGLIO NATURALE VALE IL DOPPIO DI UN FIGLIO ADOTTATO


News Social Network

News infanzia

News adozione minori

News adozioni internazionali

 

Network news
05/01/2009
AGENZIE DI COLLOCAMENTO PRIVATO

05/01/2009
Pentak Silat. Un´arte marziale anche a misura di bambini

Network videonews

Tutte le videonews

 



Site Map: Archivio pagine web | Pagine più lette di oggi Archivio news: 200901 - 200812 - 200811 - 200810 - 200809 - 200808 - 200807 - 200806 - 200805 - 200804 - 200803 - 200712 - 200711 - 200710 - 200709 - 200708 - 200707 - 200706 - 200705 - 200704 - 200703 - 200702 - 200701 -
  portale di Pierluigi Rizzini (SOL) pagina pubblicata in 2 secondi
Note Legali: questo sito web è di proprietà di Pierluigi Rizzini a cui va la piena e unica responsabilità dei contenuti testali e grafici pubblicati sul sito - email otiban@yahoo.it
Contenuti pubblicati secondo la licenza di utilizzo di Creative Commons salvo diverse indicazioni
Alcune foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio
Per chiedere la rimozione di foto o contenuti scrivere alla redazione del sito - Il network a cui il sito è affiliato non è responsabile dei contenuti pubblicati sui singoli siti.
per la pubblicità su internet