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INDIA E SUDAFRICA AI TEMPI DI GANDHI

GANDHY Mohandas Karamchand - Filosofo e politico indiano (Porbandar [Kathiawar], 1869 - Delhi, 1948). Studiò in India, poi a Londra laureandosi in giurisprudenza. Esercitò quindi in patria l'avvocatura ma nel 1899, recatosi nel Sudafrica, ebbe modo di constatare le miserevoli condizioni di vita degli Indiani colà emigrati. Dominato allora dalla sua profonda fede religiosa - maturatasi attraverso la conoscenza dei libri sacri indiani e della stessa Bibbia, per cui era stato creatore d'una dottrina sincretistica fondata sull'induismo - volle dedicarsi esclusivamente all'elevazione materiale e morale dei suoi compatrioti con una intensa opera di propaganda mediante l'assistenza, la parola, gli scritti e il quotidiano Indian opinion. Con gli Inglesi fu leale sperando appoggi alla sua causa ma quando, nel 1906, fu imposto un nuovo esoso balzello di tre sterline sugli immigrati privi di contratto di lavoro, ideò il satyagraha (in indiano: forza della verità) tradotto in Europa « resistenza passiva » o meglio « la non violenza » ) in realtà è una « non-obbedienza senza violenza »).

Fu una lotta durissima ma l'inflessibile volontà di non obbedire agli ordini imposti con la violenza, pur sottostando fino alle estreme sanzioni, ebbe i suoi frutti perchè nel 1914 l'imposta fu abolita e in vent'anni crollarono tutte le leggi sudafricane lesive della dignità degli Indiani. Nel 1915 Gandhi ritorna in India e partecipa alla 1a guerra mondiale come infermiere. Nel 1919 è presidente del Congresso nazionale indiano e diviene l'assertore dell'indipendenza dell'India. Applica in patria il satyagraha ma in seguito a delle agitazioni, nel 1920 passa alla non-cooperazione con l'astensione dai pubblici uffici e degli studenti dalle scuole governative e con il rifiuto di acquisti di manufatti di produzione non indiana.

Ma la disobbedienza civile, attuata con l'astensione dal pagamento delle tasse, provoca
nuovi disordini, e Gandhi nel marzo 1922 è arrestato. Processato, si dichiara colpevole e viene condannato a 6 anni di carcere. Il 4 febbraio 1924 viene liberato e il resto della pena condonata. Il suo ascendente sulle masse indiane ormai non ha più limiti; la purezza, l'onestà religiosa e civile della sua vita gli fanno conferire il titolo di Mahatma (= magnanimo). Nel 1928 riprende la vita politica; nel gennaio del 1932 è nuovamente arrestato e liberato nel maggio del 1933 ma intanto un suo digiuno di 145 ore riesce a ottenere dagli Inglesi riforme elettorali a favore degli « intoccabili ».

Nello stesso anno 1933 viene ancora arrestato ma liberato dopo soli 22 giorni essendosi rifiutato di toccare cibo. Nel 1934 si ritira dalla vita politica attiva ma nel 1940 il Congresso gli affida i pieni poteri per la campagna di disobbedienza civile; nel dicembre del 1941 gli succede Nehru. Entrato in guerra il Giappone, Gandhi non intralcia lo sforzo bellico inglese, tuttavia l'ultimatum inviato dal Congresso agli Inglesi per il loro ritiro dall'India provoca un nuovo arresto di Gandhi.
Liberato, partecipa alle trattative che porteranno alla proclamazione dell'India a Dominion. Nel febbraio del 1947 si avvera il sogno per cui aveva lottato tutta la vita: la libertà dell'India.Il 30 gennaio del 1948, all'età di settantanove anni, Gandhi fu ucciso a colpi di pistola da un fanatico indù, tra la folla che gremiva un parco pubblico a Nuova Delhi, mentre si accingeva a recitare le preghiera della sera.
Figura fra le più luminose dei nostri tempi, Gandhi ha consacrato il suo nome alla storia per il suo ascetismo, la sua rettitudine, l'umanità della sua lotta che scevra da lutti e sangue si duttilizzava nel « ricatto eroico » dei digiuni: fu certo il più spontaneo interprete dello spirito indiano. Delle sue opere ricordiamo: Indian Home Rule; Universal Dawn; Young India, e l'autobiografia.

fonte: storiain.net

05 / 09 / 2008

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