FARE VOLONTARIATO IN AFRICA - L'ANIMA DEGLI UOMINI, NIENTE ALTRO "Leggo con attenzione tutti i cartelli che incrocio durante il viaggio verso il centro dell’Africa, o per meglio dire il cuore pulsante del Mondo. Stanchezza e caldo iniziano a farsi sentire, ma la tanta agognata meta si presenta innanzi a noi. Bambini con indosso abiti anni ’60, che sembrano usciti dal Piper, corrono felici verso di noi, gridando con gioia “sister, sister”. Avranno al massimo dieci anni i più grandi, chi più chi meno. Riescono in pochi istanti a circondare la macchina che rallenta a questo punto fino a fermarsi completamente. Sono tantissimi. Guardano all’interno dell’abitacolo in cerca di qualcosa, curiosi ed entusiasti. Per la prima volta in vita mia mi sento fuori luogo. Sono io a sentirmi diversa per il colore della mia pelle, ma è solo uno dei tanti stupidi preconcetti con i quali siamo stati cresciuti. Loro mi guardano negli occhi. Non si fermano a guardare la mia pelle. Loro guardano l’anima degli uomini, niente altro. L’auto riparte. Mancano un paio di metri al cancello della missione, ma dovevamo aspettare che Suor Teresa distribuisse equamente i dolcini presi nella capitale. I bambini ci salutano con la manina, con un sorriso a trentasei denti e con un guizzo in quegli occhi nero carbone, pieni di luce. Varcato finalmente il cancello, noto quasi subito che i signori che ci hanno aperto il cancello, si affrettano a richiuderlo frettolosamente. Non nego che questa cosa mi lasci un po’ stranita. Penso però che forse sono un po’ troppo prudente. L’Africa di notte fa paura, ma sono appena le tredici. Non credo che possa la nostra persona possa correre qualche grave pericolo. Sembra quasi che Suor Teresa legga il pensiero, e come un vecchio saggio mi spiega che non è l’ipotetica rapina a far sì che i cancelli vengano sbarrati, ma semplicemente che essendo arrivati dei “benefattori”, si rischia l’invasione in missione da parte di chi non ha niente. “Avrai tutto il tempo che vuoi per poter stare con loro” continua con placida voce la religiosa “non avere mai fretta, la fretta è cattiva consigliera, ti porta ad agire d’istinto e non sempre l’istinto premia”, e così dicendo mi sorride e strizza l’occhio.
Di fronte: il paradiso. Frutti, fiori, profumi. Non so in che ordine poterli elencare, la magia di tutto questo ancora una volta mi rapisce, in un turbinio di emozioni che difficilmente riuscirei a spiegare. Molte volte, prima di partire, cercavo di immaginare il miov arrivo in Africa, le sensazioni e le emozioni che avrei provato, il vedere la missione, i bambini e quant’altro ma ogni volta la realtà piacevolmente supera di almeno un paio di spanne la fantasia.
Ogni istante sono pervasa da brividi, sentimenti contraddittori, sensazione altalenanti ma non è paura. Non ho timore anche se mi sento veramente piccola dinnanzi a tutto questo. Mi sento protetta però, ora da un sorriso di un bambino ora da una carezza di Suor Teresa. Mi sento tranquilla come a casa, fra le rassicuranti gesta dei miei genitori.
Scese dall’auto ci vengono incontro altre suore missionarie. Marta una giovine di appena diciannove anni, in un istante carica il mio bagaglio sul capo, e come un operosa formica mi conduce verso la mia stanza, quella che occuperò per tutto il tempo della mia permanenza in Africa.
Incontro Nelea, una ragazza di quasi sedici anni, che da cinque vive in missione sotto la protettiva ala di Suor Teresa, che mente sullo stato di salute della giovane per poterla proteggere dalle sudice mani dello zio, che vorrebbe su di lei sfogare i propri istinti animali. Purtroppo Nelea sta per compiere sedici anni e se non verrà adottata dovrà suo malgrado lasciare la missione. Parla poco la mia lingua, un italiano con forti inflessioni siciliane, dovute probabilmente alla frequentazione delle uniche due suore italo – siciliane, presenti in missione. Ma mentre inizio a conoscere e parlare con Nelea, un topolino di quattro anni completamente sdentato, appare dietro le sue esti. Quella tenera bestiolina di nome Sada mi ruberà completamente il cuore."
FARE VOLONTARIATO IN AFRICA: UNA STORIA CHE PUO' APRIRE MOLTE STRADE
IL RACCONTO E' DIVISO IN QUATTRO PARTI
- Migliaia di dubbi
- Lo chiamano Mal d’Africa
- L’anima degli uomini, niente altro...
- Un pulcino che parla solo suari
fonte: Diamante Ballini www.ilreporter.com
05 / 03 / 2009
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