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DREAM: UN MODELLO PER L'AFRICA

Si tiene il 15 maggio presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma il sesto convegno di DREAM, acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, una iniziativa per l'Africa della comuità di s. Egidio

COSA E' DREAM
E' innanzitutto un atteggiamento differente di fronte all’Africa. E’ un’iniezione di fiducia e di speranza, un contagio - potremmo dire - di fiducia e di speranza. Fiducia e speranza che l’AIDS può essere combattuto, e proprio in Africa. Fiducia e speranza che la condizione di vita di tanti sieropositivi segnati dallo stigma, dalla paura di parlare, dal senso della condanna, può essere cambiata. Fiducia e speranza che uomini e donne provati ed indeboliti dalla malattia possano come “risorgere”, riacquistando energie che saranno utili per sé e per gli altri. Fiducia e speranza che milioni di bambini e di bambine - il futuro dell’Africa, ma anche del nostro pianeta - possano avere davanti a sé quella lunga vita cui noi vorremmo che ogni nostro figlio o figlia avesse diritto.
DREAM riflette il modo di sentire di Sant’Egidio.
Per questo il programma nasce con l’obiettivo di tornare a riunire prevenzione e terapia, nella convinzione che sia necessario salvare oltre che preservare, guadagnando per quante più persone possibile un nuovo tempo alla vita. Per questo DREAM è concepito per l’eccellenza. Eccellenza della diagnostica e delle cure, dell’organizzazione e dell’informatizzazione. DREAM propone anche in Africa gli standard occidentali, utilizzando di routine la valutazione della carica virale, e introducendo la Highly Active Anti-Retroviral Therapy (HAART), l’attuale golden standard nel trattamento dell’infezione da HIV, per tutti i pazienti che ne hanno bisogno.
Per la Comunità di Sant’Egidio le persone non sono mai semplici “emergenze”: sono sempre persone. Per questo ci si muove secondo quel semplice e antico detto che raccomanda di fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi stessi. E chi non vorrebbe per se stesso l’eccellenza? Questo approccio ha una sua profonda validità. E’ di grande motivazione per il personale coinvolto, raccoglie il massimo di collaborazione tra i pazienti, abbatte la dispersione e l’interruzione della terapia in atto. Il minimalismo tante volte proposto in tema d’aiuto internazionale e di cooperazione rischia, per quel che concerne la lotta all’AIDS, di condurre a conseguenze pericolose, se non addirittura fatali, in un ambiente già esposto a troppe carenze. Il problema delle risorse esiste, ma la priorità è costruire un modello d’assistenza che funzioni.
L’importante, ad ogni modo, è che tutte le prestazioni sanitarie offerte, dalla diagnostica al supporto nutrizionale, dall’educazione sanitaria alla terapia convenzionale di infezioni opportunistiche e di infezioni a trasmissione sessuale, siano offerte in totale regime di gratuità.
Non è possibile, infatti, chiedere di pagare le medicine a chi non ha neanche i soldi per comprare da mangiare per sé e per la propria famiglia. Non è possibile chiedere di pagare ai tanti bambini malati, per lo più già orfani. La gratuità delle cure si impone, e non solo per motivi di equità. La gratuità delle cure spiega anche l’elevatissimo grado di aderenza alla terapia dei pazienti DREAM (ai quali è peraltro riservato un secondo decisivo sostegno, la supplementazione nutrizionale sistematica). Il punto non è quello di allontanare i malati, bensì di attirarli. In Africa, il problema da superare è proprio quello dell’estrema difficoltà d’accesso delle popolazioni ai centri di salute. Il modello di DREAM presuppone un largo impiego di personale per superare il problema cronico ed endemico della difficoltà d’accesso al servizio sanitario nazionale.
Adoperandosi non solo per accogliere gratuitamente chi venga a chiedere cure, bensì pure per andare a cercare quei pazienti che si rivelino a rischio di dispersione. Per questo si è scelto di formare in maniera seria e professionale non solo il personale sanitario vero e proprio, ma anche numerosi operatori socio-sanitari. Questi ultimi, una volta inquadrati regolarmente, svolgono funzioni più “mobili”, non solo nel centro sede del programma, ma in tutta la zona circostante: l’assistenza domiciliare, il controllo della somministrazione della terapia giornaliera, il counselling nutrizionale delle madri.
Accessibilità delle cure per tutti. DREAM è modulato per un rapido scaling-up. L’eccellenza delle prestazioni e le ridotte risorse economiche non hanno mai frapposto un limite al sogno di estendere la cura a un più vasto numero di persone e, in prospettiva, a tutti. DREAM ambisce ad ampliare il proprio raggio d’azione alla scala di un intero paese, anzi a divenire un modello per interi paesi a risorse limitate.
Il problema principale resta certamente quello della difficoltà di implementare, in sistemi sanitari a risorse limitate come quelli africani, la complessa assistenza richiesta per l’infezione da HIV/AIDS. Occorre pertanto costruire una strada innovativa in questo campo, tenendo conto delle peculiarità africane e della necessità di strutture agili e leggere. L’AIDS è senz’altro un problema, una crisi, ma, come tutte le crisi, porta con sé una opportunità, quella di rinnovare profondamente e radicalmente i sistemi sanitari africani. L’AIDS ci costringe, di fatto, a ripensare cosa può e deve essere l’assistenza in Africa. Questo continente ha assai spesso subito l’impianto di copie mal riuscite di schemi occidentali, pur non disponendo degli stessi livelli di risorse, di finanziamenti, di personale, di esperienza. DREAM pensa ad un modello di sanità leggera, che privilegi la medicina del territorio rispetto al residenziale, i piccoli centri, la diffusione su microscala dei servizi.


http://dream.santegidio.org

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