CONFERENZA FAO: LA REPLICA DELLE ONG
Un duro documento di protesta e' stato lanciato dal network internazionale 'Our world is not for sale' e sottoscritto da 32 reti internazionali, 205 tra coordinamenti e ong di tutto il mondo tra i quali gli italiani Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Fair, Fondazione Zanchetta e Trade Watch, in occasione della seconda giornata di lavori della conferenza FAO sulla sicurezza alimentare.
Nel testo, indirizzato al segretario generale ONU Ban Ki-moon, al Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, Director General, al Direttore generale della WTO Pascal Lamy, ai presidenti della Banca Mondiale e del Fondo Mondiale Internazionale Robert Zoellick e Dominique Strauss-Kahn oltre che ad Angel Gurria, Segretario generale dell'Organization of Economic Cooperation and Development (OECD), le organizzazioni dicono di essere convinte che le regole in discussione nel Doha Round ''intensificheranno la crisi rendendo i prezzi dei generi alimentari ancore piu' volatili, aumentando la dipendenza dei paesi in via di sviluppo dalle importazioni, e rafforzando il potere dell'agrobusiness nei mercati alimentari e agricoli''. A riprova portano i profitti delle principali imprese del settore in tempo di crisi: Cargill, che ha annunciato che i profitti del suo terzo quadrimestre sono cresciuti dell'86%, Bunge che nell'ultimo quadrimestre del 2007 aveva riportato un aumento del 77% rispetto al 2006, e Archer Daniel Midland's le cui entrate nel 2007 sono cresciute del 65%.
Cinque le richieste delle ong - da Action Aid ad Attac, dalle ong cattoliche della CIDSE a Friends of the Earth, a Focus on the Global South, a Oxfam alla Via Campesina - rivolte alle organizzazioni internazionali per risolvere davvero la crisi alimentare.
Innanzitutto chiedono di mettere a disposizione di Governi e comunita' strumenti per rafforzare la loro sovranita' alimentare, sostenere l'agricoltura familiare, proteggere la produzione dal dumping anche attraverso meccanismi di dazi e tariffe.
In secondo luogo le ong pensano che la volatilita' dei prezzi agricole debba essere affrontata attraverso politiche nazionali e azioni internazionali che assicurino un reddito stabile ai produttori, a partire dalla creazione di nuove riserve strategiche e di misure di stabilizzazione dei prezzi e di controllo sui movimenti finanziari speculativi.
Al terzo punto le ong della campagna ''Our world is not for sale'' chiedono la costruzione di reti di salvataggio e di sistemi di distribuzione alimentare pubblica per impedire che i consumatori piu' poveri facciano la fame.
La quarta richiesta e' quella di una riforma del sistema di aiuto pubblico alimentare perche', invece di trasformarsi in una forma di importazione distorsiva della produzione e del mercato locale, garantisca fondi con i quali i Governi locali possano acquistare cibo dai produttori locali o dei paesi limitrofi, trasformandosi in un'ulteriore leva di sviluppo.
I paesi in via di sviluppo, infine, secondo le ONG, non dovrebbero essere coinvolti in negoziati di liberalizzazioni sul commercio di servizi finanziari nell'ambito del General Agreement on Trade in Services (GATS) o di altri negoziati multilaterali o bilaterali, perche' questo non potrebbe che avere un impatto molto negativo sull'accesso dei contadini al credito, alle assicurazioni o al risparmio, gia' oggi assai scarso.
LEGGI testo completo: http://www.oaklandinstitute.org/pdfs/WTO_Food-Crisis-ENG.pdf >>>
05 / 06 / 2008
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