Il direttore di RaiUno, Fabrizio del Noce è in trattativa per un nuovo show con Raffella Carrà, che già aveva anticipato la possibilità di un programma autunnale: "Vorrei avere la possibilità di congedarmi dal mio pubblico con una trasmissione. Ma per ora il rapporto con la gente è rimasto sospeso, ed è questa è la cosa che mi dispiace di più." - aveva detto la showgirl - "Ma ora forse siamo sulla strada giusta. Del Noce a settembre mi ha proposto un programma e se arriveremo alla firma del contratto, dovrebbe andare in onda nel 2008, ad ottobre. Ma non vi dico cos'e. Deve dirvelo lui. Non mi piace scavalcare i ruoli".
L'ultimo programma, quello che doveva chiudere la lunghissima carriera della Carrà per la televisione italiana è stato lo show "Amore", dedicato alle adozioni a distanza è andato in onda due anni fa. Un programma che sino dall'inizio si è rivelato ambiguo e controverso, finito in anticipo senza terminare le puntate previste.
E' facile ricordarlo anche per lo spot di una battente campagna pubblicitaria: un gruppetto multietnico di bambini nudi e paffutelli, bianchi, neri, gialli, con gli occhi a mandorla o spalancati e in mezzo lei, l'inossidabile Raffaella Carrà in veste di neomadrina e promotrice della nuova solidarietà televisiva marketing oriented. Dietro la telecamera invece Oliviero Toscani, regista, creativo e fotografo, da sempre molto discusso sino dalle famose campagne pubblicitarie realizzate per Benetton.
“Una scelta forse unica al mondo”dichiarava allora la Carrà “ ma se se non la faccio a sessant'anni, quando? Dopo una lunga carriera - spiega - si sente il bisogno di occuparsi di chi ha avuto meno fortuna, e io ne ho sentito l'esigenza dopo i viaggi in giro per il mondo, le realtà che ho visto dopo i concerti in Sudamerica, nelle favelas, dove medici e volontari si impegnano con slancio straordinario: credo che sia da servizio pubblico un programma che dà onore a chi lavora in questo campo."Pazienza se faccio un po' meno ascolti, la mia è un'esperienza anarchica, ho sempre rischiato molto, stavolta rischio del tutto".
Un'iniziativa a favore di una vità migliore per molti bambini di paesi poveri, per portarli ad una condizione economica decente e permettendogli di nutrirsi adeguatamente, di godere di una salute presumibilmente garantita da un sufficiente quantitativo di medicinali e di studiare compiendo almeno il ciclo della scuola dell'obbligo.
Quella che invece è mancata claomorosamente, pur essendo molto importante, è una minima spiegazione del perchè questi bimbi si trovino in condizioni così disgraziate e quali sono le cause della povertà della loro famiglia e del loro paese. Informazioni fondamentali per condurre sulla strada della riflessione tutti quelli spettatori che sicuramente commossi da quanto è stato loro presentato, hanno telefonato ai centralini della Rai e, facendo la loro donazione, sono stati convinti, magari in buona fede di avere fatto la cosa giusta.
La domanda cruciale perciò è se gli italiani non si siano ormai costruiti a loro misura una solidarietà di comodo con le ormai molte iniziative buoniste e strappalacrime che troviamo in onda un pò su tutte le reti e che permettono con un lieve alleggerimento del portafoglio di mettersi la coscienza in pace, salvo poi il giono dopo acquistare prodotti delle multinazionali del latte in polvere o finanziare guerre e armamenti attraverso la propria banca.
Ma il lato più grave di tutto ciò è il rimescolamento dell'etica e la confusione che ne deriva in tutto il settore umanitario, proponendo iniziative di raccolta fondi e nascondendo che in realtà sono un inganno e un fallimento, perche mancano di elementi imprescindibili come solidarietà e giustizia.
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