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WELFARE, QUALITA' DEI SERVIZI E PROFESSIONALITA' LE PROSPETTIVE DELL'AGENZIA PER LE ONLUS

L’Agenzia per le ONLUS ha presentato , la Relazione Annuale sul lavoro svolto nel corso dell’anno 2007. La cerimonia ha avuto luogo a Palazzo Chigi alla presenza del Sottosegretario Gianni Letta, del Presidente dell’Agenzia Prof. Stefano Zamagni e dei Consiglieri. Dando in sintesi quanto scritto dal Presidente Stefano Zamagni, tra le questioni che hanno motivato le scelte strategiche caratterizzanti l’azione dell’Agenzia, si segnalano:
1) La qualità dei beni e servizi prodotti e erogati dai soggetti del terzo settore
Per scongiurare il rischio della autoreferenzialità, le ONP devono sottoporre il proprio operato al test dell’efficacia, al fine di misurare gli esiti positivi degli output prodotti dall’organizzazione rispetto ai bisogni che definiscono la sua missione specifica. La misurazione dell’efficacia parte dal riconoscimento che una ONP è sempre, in primo luogo, un’organizzazione a movente ideale (OMI), la cui valutazione non può prescindere dalla sua capacità di: innovare i servizi; democratizzare il welfare; diffondere la cultura della gratuità; favorire l’accumulazione del capitale sociale; produrre beni relazionali.
Un’ossessiva insistenza sulla sola efficienza potrebbe determinare un effetto di spiazzamento: l’organizzazione, pur di ottenere le certificazioni di qualità secondo canoni che – come le ISO 9000 – hanno carattere prettamente procedurale, potrebbe distogliere le proprie energie dall’erogazione dei servizi per indirizzarli verso il rispetto di quei canoni.Per questa ragione l’Agenzia ha dedicato attenzioni crescenti per arrivare ad enucleare linee-guida circa la redazione del bilancio d’esercizio e del bilancio di missione per le diverse tipologie di ONP.

2) Il rapporto tra terzo settore e pubblica amministrazione (PA)
Si tratta di un rapporto difficile, in quanto, essendo la PA nel suo insieme il principale committente o acquirente dei servizi prodotti dalle organizzazioni di terzo settore, il ruolo della PA nel fare in modo che le ONP esaltino la loro propria identità, cioè quella di una OMI, potrebbe risultare enorme.Sennonché, quanto è richiesto solitamente dai bandi di appalto degli enti pubblici dimostra che ancora non si è compreso che ciò che si deve chiedere ad una ONP è qualcosa di diverso da quanto si deve chiedere ad un soggetto pubblico o privato.La sfera pubblica non può ospitare solamente ciò che si richiama al contratto o al principio di gerarchia.Va letto in tal senso il protocollo d’intesa che l’Agenzia ha siglato con l’Istat per realizzare una proficua collaborazione in vista del censimento del non profit del 2009.

3) Il nuovo welfare
Nelle odierne società, la povertà non è conseguenza di una scarsità di risorse, ma del fatto che le istituzioni del vecchio welfare si dimostrano incapaci di affrontare le nuove povertà e sono impotenti nei confronti delle disuguaglianze sociali.Occorre dunque spostare l’attenzione dai beni e servizi che si intende porre a disposizione del portatore di bisogni alla effettiva capacità di questi di funzionare grazie alla loro fruizione. Ciò implica che se le prestazioni sociali non accrescono le possibilità di funzionamento per coloro ai quali sono rivolte, si rivelano, pur se efficienti, inefficaci: deve essere la domanda ad orientare i servizi, non l’offerta dei servizi ad obbligare la domanda ad adattarsi ad essi.Ecco perché il nuovo welfare non può non porre al centro la soggettività economica e sociale delle ONP.Ma un secondo passo bisogna compiere per il nuovo welfare. Il fondamento teorico che, sin dagli inizi, ha legittimato i vari sistemi di welfare è stato il contrattualismo, basato sulla nozione di negoziabilità: i cittadini razionali, per perseguire nel migliore dei modi i propri interessi, trovano conveniente sottoscrivere un contratto che fissi obblighi e pretese per ciascuno. Vengono in tal modo, però, esclusi tutti coloro che, non essendo indipendenti né razionali, che non sono in grado di negoziare né quindi di sottoscrivere il contratto sociale. Occorre pertanto un principio più robusto per fondare il nuovo welfare, e la risposta che il mondo del Terzo settore dà è il principio di vulnerabilità. Riconoscendo la vulnerabilità come cifra della condizione umana, si viene a riconoscere anche che l’accettazione della dipendenza reciproca e dunque nella “simmetria dei bisogni”. Prendersi cura dell’altro diventa allora espressione del bisogno di dare cura. È in ciò il guadagno specifico che le organizzazioni della società civile danno alla progettazione del nuovo welfare.

L’Agenzia si è fatta interprete di tale peculiarità del terzo settore nelle sedi in cui è intervenuta e negli atti che ha prodotto.

Fonte: www.governo.it


11 / 07 / 2008

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