ADOZIONE INTERNAZIONALE: I PIU' FORTUNATI SONO OLTRE 45.000
11 / 04 / 2008
Il convegno "Scenari e sfide dell"adozione internazionale" organizzato dal Ciai - Centro italiano aiuti all'infanzia ha fatto recentemente il punto del settore in una giornata di lavori svoltasi a Venezia il 4 aprile.
Jennifer Degeling, responsabile Ufficio legale, Permanent Bureau, della conferenza di diritto internazionale de L'Aja, ha delineato il quadro generale, guardando al passato ma anche al futuro.
In un solo anno, nel 2004, sono state 45.288 le adozioni internazionali nel mondo: un dato che testimonia la vastita' di una pratica che interessa quasi tutte le nazioni, tra quelle riceventi e quelle di origine.
Quindici anni fa, nel 1993, si avverti' la necessita' di sottoscrivere una convenzione che regolamentasse le adozioni, basata sul criterio di eticita' e sul principio di "mettere al centro il bambino". La convenzione dell'Aja segno' allora una sorta di spartiacque tra il prima e il dopo, anche se molto resta da fare e molte criticita' vanno risolte.
Ripercorrendo la storia dell'adozione internazionale, si scopre che negli Usa dal 1948 al 1962 i Paesi principali di origine erano Corea, Giappone, Germania e Austria. Paradossalmente, soltanto 15 adozioni interessarono in quegli anni bambini sudamericani, mentre dal 1963 al 1995 furono concluse 1250 adozioni di bambini del Sud America. Il fenomeno e' cresciuto ancora, tanto che nel 2007 quasi 5mila adozioni sono state portate a termine solo dal Guatemala.
"Nel 2006 Cina, Guatemala, Russia, Eritrea ed Etiopia sono stati i Paesi da cui proveniva la maggioranza dei bambini adottati negli Stati Uniti" spiega Deegeling, che sottolinea come gli Usa abbiano adottato ufficialmente la convenzione dell'Aja solo martedi' scorso, il 1° aprile 2008. Il quadro in Europa e' diverso: "Dal 2000 al 2005 e' stato registrato un aumento del 70% delle adozioni internazionali, soprattutto in Spagna, Francia e Italia". La Spagna risulta il Paese che ha adottato di piu': nel 1997 le adozioni in Spagna ammontavano a 942, mentre nel 2005 sono stati 5.423 i bambini adottati.
Il difetto dell'Italia sul fronte delle adozioni internazionali si chiama "frammentazione". Lo conferma Claudio Beltrame, referente della Regione Veneto in materia di adozioni e fino a poco tempo fa direttore dei Servizi sociali regionali: "Nel recepire la Convenzione dell'Aja l'Italia ha deciso di mantenere un pluralismo istituzionale, che costituisce un elemento di fragilita'".
Gli attori istituzionali sono vari: il giudice, i servizi territoriali, la commissione nazionale, gli enti per le adozioni internazionali (unici soggetti autorizzati di intermediazione). "Questo affollamento puo' creare problemi di sovrapposizione, perche' il pluralismo virtuoso e' difficile da ottenere e da mantenere".
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